Le linee guida dei Verdi del Ticino

 

Pensiero e obiettivi

In sintonia con i Verdi Svizzeri, fondiamo la nostra politica nel solco dei principi di sostenibilità a lungo termine, solidarietà, decentralizzazione e diversità. In una terra dalle risorse limitate, partecipiamo attivamente al processo di transizione verso una società ecosostenibile, tendente alla sobrietà e quindi maggiormente resiliente.

Orientiamo la politica di pianificazione territoriale ed economica pensando alle grandi sfide ecologiche (cambiamenti climatici e scarsità delle risorse) in uno spirito comunitario e rispettoso delle future generazioni. La nostra politica mira a sviluppare soluzioni che valorizzino le peculiarità del nostro territorio con le sue risorse naturali, umane, culturali, economiche. Una valorizzazione di queste risorse può essere immaginata solamente in uno spirito di equo scambio e collaborazione tra le singole regioni del Cantone, come con le altre regioni svizzere ed estere, traendo un vantaggio dalle diversità.

Guardando a una società che mette in primo piano le reti relazionali tra persone e la loro capacità di rispondere autonomamente ai bisogni fondamentali, riteniamo che lo Stato non debba organizzare ogni aspetto della vita sociale. Ne riteniamo però essenziali – fintanto che non si verificherà una transizione verso una società ecologica, sobria e responsabile – la funzione regolatrice in ambito economico, la funzione redistributrice e il sistema di protezione sociale (che vanno comunque ripensati con criteri diversi).

La nostra politica guarda con particolare attenzione:

  • al settore primario, di fondamentale importanza per garantire la maggiore autosufficienza alimentare possibile alla popolazione, tramite una produzione e autoproduzione agricola biologica o sinergica;
  • alla cura degli ecosistemi naturali tramite una pianificazione territoriale virtuosa;
  • ai processi produttivi e alla loro organizzazione, in modo che rispondano ai bisogni fondamentali della popolazione senza precludere le possibilità delle future generazioni;
  • alla formazione dei giovani, affinché possano orientare al meglio le proprie scelte professionali e contribuire con coscienza alla futura società ecosostenibile.

La visione di riferimento

Le linee qui esposte costituiscono la base o la visione di riferimento per i nostri interventi operativi e puntuali a livello cantonale, regionale e comunale (versione 3 novembre 2018).

Ci impegniamo in particolare per:

Scarica il documento completo VISIONE VERDE ELEZIONI CANTONALI 2019-2023   Programma di legislatura federale

Una vera attenzione ai diritti di tutte/i

A partire dalla Rivoluzione francese, e soprattutto dalla metà del Novecento, si è assistito a un progressivo ampliamento dei diritti. In quanto forza politica attiva dentro questo processo, ci poniamo come obiettivo generale l’effettivo godimento dei diritti fondamentali e il pieno raggiungimento degli obiettivi sociali indicati dalla Costituzione federale (in particolare gli articoli 8 e 41) e da quella cantonale (in particolare gli articoli 7, 8 e 14). Sosteniamo inoltre l’estensione dei diritti individuali, civili e politici in armonia con la nostra visione del mondo, quindi tenendo conto anche dei diritti delle generazioni future. Particolare attenzione va posta alla condizione dei “soggetti deboli” tra cui non vogliamo dimenticare gli animali non umani.

Tra gli obiettivi concreti segnaliamo il pieno superamento delle discriminazioni di genere, con attenzione alle rivendicazioni della comunità LGBT; la denuncia delle forme di discriminazione su base etnica o religiosa in una società che tende a strisciare verso forme di razzismo; il diritto alla formazione per i giovani migranti indipendentemente dalla loro posizione nel processo di ammissione; l’introduzione, almeno a livello comunale, del diritto di

voto per gli stranieri che risiedono da parecchi anni in Ticino, anche per favorirne l’integrazione.

Un’economia circolare per il futuro

Il tipo di economia che decidiamo di attivare avrà grandi ricadute sulla società e sul territorio che la ospita. Il Canton Ticino ha un’economia fortemente basata sul settore terziario e la strategia scelta in passato è stata quella di voler attirare un numero sempre maggiore di aziende sul nostro territorio. Per il tessuto economico e sociale del nostro cantone il risultato è stato devastante.

Le conseguenze di questa situazione paradossale sono interamente pagate dalla popolazione residente che si sta impoverendo e precarizzando sempre più. I terreni vanno riducendosi e sono occupati in misura crescente da capannoni e infrastrutture industriali che impiegano soprattutto manodopera frontaliera, con effetti negativi sulla mobilità e la qualità dell’aria. Bisogna contrastare questa economia globalizzata che cerca di trarre i maggiori profitti sfruttando le risorse del territorio, pagando meno tasse possibile e mettendo in concorrenza i lavoratori sul piano internazionale, con una pressione salariale verso il basso che si ripercuote sui residenti, aumentando le disparità. È necessario fissare salari minimi veramente dignitosi, che possano togliere il vantaggio economico di assumere manodopera non residente. Al contempo vanno rafforzati gli organismi di controllo sul mercato del lavoro e vanno abolite le agenzie interinali, una delle forme contemporanee dello sfruttamento. Crediamo fortemente in un altro tipo di economia, più attento ai bisogni fondamentali e che faccia i conti con la finitezza delle risorse. Il nostro modello è l’economia detta “circolare” che si regge sull’impiego di energia da fonti rinnovabili e possibilmente locali, sul riutilizzo e il riciclaggio di ogni scarto, sulla rinuncia all’obsolescenza programmata, sulla promozione della condivisione e del dono. L’economia circolare è un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Questo fondamentale cambiamento di paradigma non può essere introdotto in maniera brusca e improvvisa ma richiede adeguate misure di accompagnamento. Come primo passo occorre un segnale politico che indichi la necessità di un riorientamento dei capitali e degli investimenti. È necessario investire nella filiera industriale del riciclaggio e della valorizzazione (cleantech) per poter creare nuove professioni e posti di lavoro orientati alla nascita di una nuova società indirizzata a lungo termine verso l’ambizioso obiettivo “rifiuti zero” (zero waste). I Verdi hanno da tempo preso coscienza che la crescita non è più un modello da seguire: la decrescita felice teorizzata dagli economisti Serge Latouche e Maurizo Pallante descrive un progetto economico vicino ai nostri valori e alle nostre sensibilità.

La fiscalità costituisce un importante tassello di questa svolta. Dovrà premiare quegli imprenditori e quelle aziende che si impegnano a proteggere il territorio, la salute e la socialità, limitare il consumo di risorse, avviare programmi di mobilità aziendale, assumere lavoratori residenti a salari dignitosi, formare apprendisti e dare nuove prospettive professionali ai disoccupati di lunga data. Riteniamo inoltre che sia necessario affrontare nuovamente il tema dell’imposta di successione soprattutto per quanto concerne le grandi fortune in ottica di una diminuzione della concentrazione dei patrimoni e di una più equa distribuzione delle ricchezze. Non dimentichiamoci che il 2% più ricco della popolazione possiede da solo quanto posseduto dal rimanente 98%.

L’economia deve tornare al servizio della popolazione residente e la relazione tra attività economiche, tessuto sociale e territorio non va valutata con il PIL ma con strumenti più qualitativi (come l’indice di felicità, già in uso in Buthan). Le conseguenze negative della finanza globalizzata sul Ticino, compresa la politica monetaria, vanno analizzate e va fatta pressione per introdurre correttivi adeguati.

Per sostenere l’economia interna del nostro cantone, in particolare le piccole imprese, va affrontata una riflessione senza pregiudizi sul tema delle monete complementari. In Svizzera vi sono esperienze ben funzionanti (WIR a Zurigo, Léman a Ginevra, Farinet in Vallese…) dalle quali sarebbe opportuno prendere spunto.

Una pianificazione territoriale armoniosa

Il Ticino negli ultimi 40 anni ha vissuto uno sviluppo edilizio e urbano senza precedenti. Si è costruito e si continua a costruire anche a causa della forte evoluzione demografica generata soprattutto da nuovi arrivati dall’estero e dal resto della Svizzera, persone attive che trovano occasioni di lavoro in Ticino. Infatti, nonostante alcuni periodi di crisi congiunturali il Ticino ha conosciuto una forte crescita economica grazie a condizioni quadro e fiscali che hanno permesso pure l’arrivo di numerose ditte straniere. Ma l’attuale boom edilizio che vive il Ticino è pure dovuto a scelte di pura speculazione finanziaria che stanno cementificando e imbruttendo il Cantone, il quale presenta un alto tasso di appartamenti sfitti o non venduti. I prezzi degli affitti e dei terreni spingono molte persone a risiedere fuori dei centri urbani e spesso lontano dal posto di lavoro. Il modello abitativo della villetta individuale si è imposto occupando spazi verdi e i nuovi quartieri non sempre sono collegati in modo ottimale a una rete di trasporti pubblici. Il modello di commercio tipicamente neoliberista basato su centri commerciali in periferia nei pressi delle uscite autostradali sta facendo fallire i negozi dei centri urbani e dei villaggi.

C’è un chiaro fenomeno di causa e effetto: da un lato una politica economica e fiscale che fa aumentare il PIL e il numero di aziende, dall’altro un aumento della popolazione che ha bisogno di nuovi alloggi. Quindi la cementificazione del territorio ticinese non è solo il frutto di una cattiva pianificazione, ma è una diretta conseguenza della crescita economica. La quale ha pure generato un forte aumento di frontalieri, i quali sono più che raddoppiati in 20 anni, così come di “padroncini”, distaccati, interinali, lavoratori in nero: decine di migliaia di persone al giorno entrano ed escono prevalentemente in auto.

Per riprendere in mano in modo sostenibile il suo sviluppo, il Ticino deve rivedere le sue politiche fiscali e le sue scelte economiche sviluppando un’economia più legata al mercato del lavoro locale, meno dipendente dalla globalizzazione, dalla deregolamentazione e più vicina alle offerte di prossimità. Agendo sulle cause si potranno attenuare almeno in parte le conseguenze negative della crescita degli ultimi decenni, riportando anche la gente a vivere nei centri per diminuire il pendolarismo. Se il Ticino vuole costruire un avvenire voluto e non subìto deve mettere in discussione il concetto stesso di crescita illimitata e mettere in relazione positiva e non conflittuale le sue ambizioni economiche e i limiti oggettivi del suo territorio. Solo riducendo l’impatto sul territorio si potrà avere una migliore qualità di vita, ecologicamente innovativa e turisticamente interessante.

L’attuale tendenza vuole che attività economiche e residenziali si sviluppino lungo l’asse della Città Regione, con un polo centrale nel Luganese. Lasciando alle valli il ruolo di spazi per lo svago mordi e fuggi, generatori di verde e custodi delle tradizioni. Di fatto si va sempre più verso un Ticino a due velocità: dal un lato tende a escludere le periferie dalle regioni in cui vivere e creare, e dall’altro si divide fra chi il lavoro fisso e retribuito ce l’ha e di chi no. Migliorando la mobilità e i servizi anche in punti chiave delle periferie, creando un’economia di prossimità e nuova progettualità, si potrebbero rivalorizzare i nuclei riportando vita specialmente là dove la crisi industriale ha desertificato e imbruttito intere zone (bassa Leventina, Riviera, bassa Valle Maggia).

Lo sviluppo di trasporti pubblici veramente performanti è stato promosso solo negli quindici anni, e riguarda però soprattutto le città o le località lungo le linee Tilo. La mobilità individuale in auto per molti è ancora l’unico modello o l’unica alternativa per chi abita nelle regioni più periferiche. Tutto questo provoca un’eccessiva e invasiva mobilità quotidiana con conseguenze dirette sulla vita dei residenti: strade intasate, trasporti pubblici bloccati, aumento dell’inquinamento dell’aria e del rumore, peggioramento della qualità di vita. E al traffico locale si aggiunge quello di transito e dei frontalieri. Le alternative sono in parte già presenti sul territorio. La rete dei bus urbani nei quattro agglomerati è in crescita. Ma le potenzialità della nuova linea verso Varese devono ancora essere sviluppate, e il progetto del tram solo se realizzato in modo completo offrirà una valida alternativa a chi abita e lavora nell’agglomerato luganese. Infine, nonostante un territorio poco pianeggiante, nuove corsie e piste ciclabli sono in progetto.

Il limite di carico del Cantone è ormai raggiunto: gli spazi per un ulteriore sviluppo commerciale, urbano e della mobilità sono ormai ridotti. Il Ticino deve perciò disegnare la sua futura pianificazione territoriale contrastando la speculazione edilizia, rivalorizzando zone industriali e commerciali dismesse, ristrutturando immobili vetusti, ricercando la qualità architettonica e l’autonomia energetica degli edifici, sviluppando altri concetti abitativi, realizzando nuovi spazi di incontro per bambini, famiglie, disabili e anziani, riducendo la mobilità individuale motorizzata, sviluppando piste ciclabili indipendenti e promuovendo linee Tilo, di bus e di tram con corsie proprie onde assicurare orari e coincidenze.

Un riavvicinamento alla natura

Il territorio in cui viviamo è un bene comune, di cui dobbiamo salvaguardare e promuovere la biodiversità. Ciò vale non solo per le aree meno abitate ma anche per gli ambienti urbani e densamente popolati.

In una società sempre più caratterizzata dall’esperienza virtuale, è necessario ritrovare una relazione concreta tra essere umano e territorio, non in senso estetizzante e contemplativo ma dentro un rapporto dinamico e cosciente con l’ambiente, naturale e storico, e con il suo divenire. Interazione attiva e sensibile, quindi, non conservazione o museificazione. Vediamo quindi con favore iniziative come i Parchi nazionali di “nuova generazione”, che si muovono in questa direzione, o iniziative volte a valorizzare la biodiversità anche in ambito urbano come risposta al surriscaldamento climatico.

Considerare il territorio come un bene comune significa anche reinterpretare il limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Il libero accesso alle rive dei laghi, che rivendichiamo, è un esempio evidente di questa riflessione.

Le iniziative destinate all’autoproduzione alimentare vanno sostenute e rafforzate, a cominciare dalla possibilità di coltivare nell’ambito di orti urbani e orti collettivi. Vanno premiate le aziende che si impegnano a produrre e acquistare in maniera sostenibile sul territorio evitando l’utilizzo di prodotti chimici.

Particolare attenzione deve essere prestata al sostegno dell’agricoltura di montagna che rappresenta, oltre a un importante settore orientato alla sostenibilità, uno strumento fondamentale per la protezione e la conservazione del territorio, dell’ambiente e della salute, così come dei saperi artigianali e contadini. In questo senso sarà importante trovare soluzioni efficaci in modo da permettere la convivenza tra i grandi predatori e gli allevatori di montagna, attraverso la promozione e il finanziamento di sistemi di protezione delle greggi e risposte rapide e semplici agli eventuali danni economici.

L’attuale sistema alimentare è sbilanciato, con uno sfruttamento sregolato delle risorse e un consumo eccessivo di prodotti di origine animale e di prodotti industriali. Sosteniamo di conseguenza l’importanza di un’alimentazione sana ed equilibrata che sia al contempo la più sostenibile possibile sul piano sociale ed ambientale. Una profonda riflessione sul consumo di carne e sullo sfruttamento degli animali deve essere portata avanti sin dalle scuole dell’infanzia.

Una politica energetica per il futuro

Le conseguenze dei mutamenti climatici generati dall’uso massiccio dei combustibili fossili, dalla produzione agricola animale e industriale, dalla distruzione delle foreste vergini, sono ormai sotti gli occhi di tutti: fenomeni estremi più frequenti e violenti, scomparsa dei ghiacciai, perdita di biodiversità, massiccio aumento delle migrazioni.

I Verdi del Ticino chiedono che entro il 2050 il Ticino abbandoni completamente le fonti energetiche fossili e le emissioni pro capite di CO2 debbano essere sostenibili, ovvero al di sotto della tonnellata per persona all’anno. Entro il 2050 la produzione di calore e di elettricità dovrà essere basata per il 100% su fonti rinnovabili e la mobilità sarà collettiva, elettrica o dolce.

Una socialità relazionale e non verticista

L’approccio verde valorizza a ogni livello (familiare, professionale, istituzionale) la relazione tra le persone e la relazione che queste hanno con il proprio ambiente di vita. Le scelte politiche vengono orientate affinché le persone possano recuperare tempo “libero” da dedicare alla cura delle relazioni familiari (coppia, figli, genitori anziani), delle relazioni di prossimità (vicinato), delle relazioni sul posto di lavoro (produzione di capitale sociale) e delle relazioni con il proprio ambiente di vita (cura e manutenzione di casa/appartamento e giardino/orto). In questo senso, molta attenzione viene posta all’equilibrio tra dimensione economica/amministrativa e dimensione sociale nella vita delle persone.

La socialità non può essere intesa esclusivamente come insieme di servizi assistenziali finanziati dallo Stato e messi a disposizione della popolazione. Questa visione verticista degrada i cittadini a beneficiari di assistenza e non ne attiva le capacità di resilienza. Pertanto è necessario che i cittadini possano rimpossessarsi di compiti ora delegati alla governance statale ed economico/finanziaria.

Pur non escludendo la possibilità di una certa mobilità e dinamicità, il corpo sociale necessita di una sua stabilità affinché possa prendersi cura delle relazioni al proprio interno, delle relazioni con i propri modi di sussistenza (economia) e della relazione con l’ambiente. L’indicatore di qualità del nostro benessere dev’essere lo stato di salute psicofisico degli individui e lo stato di salute degli ecosistemi naturali.

Al fine di costruire questo tipo di socialità è necessario sviluppare reti relazionali più corte e interconnesse, dove la cura delle relazioni attinge alle potenzialità di queste microreti (famiglia, famiglia allargata, vicinato, quartiere, reparto, azienda, …) limitando così notevolmente l’impiego di funzioni assistenziali superordinate. Affinché queste microreti possano essere resilienti è indispensabile ripensare e ristrutturare obiettivi e modalità dei mezzi di sussistenza, della sanità, della formazione e delle forme abitative.

Questo tipo di socialità più orizzontale, che valorizza la capacità di prendersi cura della propria sopravvivenza in una sana relazione con gli ecosistemi naturali, deve poter sperimentare nuove forme di governance politiche, economiche ed urbanistiche, in modo da far fronte alle notevoli sfide che ci stanno di fronte (cambiamenti climatici, migrazioni, approvvigionamento alimentare). Uno strumento che può favorire questa transizione è il reddito minimo incondizionato: una forma di redistribuzione del prodotto sociale atta a stimolare relazioni e attività creative e disinteressate.

Una sanità per l’uomo e non per il business

La promozione della salute non può passare solo attraverso misure di politica sanitaria in senso stretto, ma richiede anche una decisa azione politica volta a migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Tutto il nostro programma politico va in questa direzione e spazia da temi quali il miglioramento della qualità dell’aria all’agricoltura biologica (alimentazione sana e sostenibile in ambito pubblico e privato), dalla promozione del movimento con spostamenti più sostenibili e meno stressanti (trasporti pubblici e mobilità dolce) a una maggior giustizia sociale in ambito retributivo. La promozione della salute, in particolare quella psichica ed emotiva, necessita anche di una visione del mondo del lavoro più orientata alla responsabilizzazione e alla solidarietà che alla concorrenza tra lavoratori. È necessaria una maggior attenzione alle esigenze delle famiglie e della crescita dei figli; nell’interesse delle coppie che lavorano e dei loro bambini, gli asili nido non possono essere l’unica risposta, molto funzionale all’economia; per le famiglie a reddito modesto, occorre anche permettere ai papà e alle mamme di avere il tempo per restare a casa ad accudire i loro figli attraverso degli assegni adeguati. È anche auspicabile avere più tempo libero da dedicare al prossimo e, non da ultimo, è importante promuovere una politica che permetta all’individuo una maggiore conoscenza di sé e del proprio valore nella società (empowerment).

Anche in Ticino, come nel resto della Confederazione, il settore sanitario è diventato un business molto apprezzato dagli investitori privati e società attive in vari settori, compreso quello immobiliare, e catene commerciali stanno investendo nelle cliniche private, negli ambulatori medici, nelle farmacie, negli studi di fisioterapia ecc. In un settore come quello sanitario nel quale l’offerta tende a generare la domanda si finisce così per avere un eccesso di infrastrutture, di prestazioni diagnostiche e di cure che generano un importante aumento dei costi, senza determinare automaticamente un deciso miglioramento dello stato di salute della popolazione. Per contrastare tale evoluzione, che alla lunga non sarà più sostenibile dal punto di vista della copertura dei costi, è indispensabile rafforzare la pianificazione sanitaria sia in ambito ospedaliero che ambulatoriale.

Mentre si sviluppa la medicina specialistica, la medicina di base è sempre più in difficoltà: mancano i giovani medici formati per la medicina di famiglia; nelle valli scarseggiano i medici e si fatica ad assicurare la copertura dei servizi di picchetto. La medicina di famiglia può essere promossa anche con misure di politica su scala cantonale. Il Master in medicina in dirittura d’arrivo nel nostro cantone va nella buona direzione in quanto intende dare molta importanza alla medicina generale di base, ma occorre anche favorire la formazione pratica di medici assistenti negli studi medici attraverso una collaborazione con gli ospedali. Nelle valli vanno inventate nuove soluzioni, che in parte rappresentano un interessante ritorno al passato.

Alcuni ospedali ticinesi hanno già integrato nei loro servizi alcune medicine complementari, in particolare la medicina tradizionale cinese. Altre forme di terapie complementari potrebbero costituire un valido complemento ai servizi ospedalieri stazionari e ambulatoriali, per esempio l’omeopatia, la medicina manuale, la medicina antroposofica ecc.

Una formazione per la crescita personale

Il nostro sistema formativo è sempre più soggetto alle richieste di un’economia in cui non ci riconosciamo, fondata sulla crescita, la competizione, la massimizzazione del profitto, lo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente. Si sta affermando una visione utilitaristica dei percorsi formativi, che insiste sulle “competenze” misurabili e spendibili e mette in secondo piano aspetti meno quantitativi come il piacere della conoscenza o la formazione di una personalità armoniosa, empatica, capace di discernimento e di critica. Il percorso educativo deve essere innanzitutto un’esperienza di crescita personale e collettiva, in cui la dimensione sociale, artistica e psicomotoria non è meno importante dell’acquisizione di saperi tecnici e scientifici. Nella prospettiva di una società sostenibile, la scuola deve trasmettere il rispetto della diversità (biologica, sociale e culturale), favorire lo sviluppo degli individui nella differenza, stimolare esperienze di cooperazione e solidarietà sociale.

Intendiamo quindi contrastare ogni deriva utilitaristica della scuola pubblica, valorizzandone le componenti positive; promuovere un’educazione al rispetto reciproco, basata sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti; valorizzare e promuovere, di fronte all’affermarsi dei processi di digitalizzazione, i saperi artigianali, le capacità manuali, la relazione creativa tra la fisicità umana e quella della terra e della materia.

Sosteniamo quelle iniziative educative alternative che accompagnano un percorso di crescita in un contesto auto-organizzato, democratico, partecipativo. In questo senso siamo anche aperti a una discussione intorno al diritto all’educazione parentale (homeschooling), se questa non è intesa come una scelta individualistica ma mira a costruire una libera rete di relazioni educative al di fuori delle strutture istituzionalizzate.

Un’amministrazione trasparente

Gli scandali che hanno attraversato l’amministrazione cantonale, i suoi funzionari e i loro massimi organi a cominciare dal Consiglio di Stato sono frutto di una mancanza di etica e di cultura democratica. La democrazia, per essere tale, richiede massima trasparenza nei confronti dei cittadini, che devono essere messi in condizione di operare scelte consapevoli con tutti gli elementi oggettivi a loro disposizione. Onde evitare il proliferare del sentimento antipolitico e di totale disillusione che già oggi non senza ragione serpeggia tra i cittadini, è necessario introdurre strumenti di controllo, trasformando l’amministrazione in un palazzo di vetro, dove chiunque possa comprendere cosa stia succedendo all’interno. Il finanziamento dei partiti e delle campagne politiche necessita di controlli seri, che possano smascherare gli interessi in gioco. La presenza di deputati con mandati da parte del Cantone deve essere evitata. Le agende dei politici con ruoli professionistici devono essere pubbliche e verificabili, in modo che sia possibile evitare accordi segreti o manipolazioni.

Per comprendere fino in fondo l’impatto delle scelte politiche è necessario disporre di indicatori chiari che permettano di cogliere rischi e opportunità di determinate scelte. In questo senso il bilancio ambientale e sociale deve affiancare in maniera sistematica il bilancio di tipo economico, in sede di preventivo e di consuntivo o in occasione di singoli messaggi per investimenti.

Gli appalti, i mandati ed i sussidi comunali, cantonali e federali devono essere dati solo a ditte che certificano con la massima trasparenza di essere virtuose anche socialmente ed ecologicamente. Queste direttive devono essere incluse nella legge sulla trasparenza dello Stato.

Il servizio pubblico deve essere mantenuto e rafforzato chiedendo la ri-statalizzazione dei servizi parastatali.