Egregio Signor Sindaco,
Gentili Signore ed Egregi Signori Municipali,

con la presente, avvalendoci delle facoltà concesse dal Regolamento comunale (art. 36) e dalla LOC (art. 65) inoltriamo la seguente

INTERROGAZIONE

allo scopo di essere orientati in merito alla seguente problematica:

Premessa

AGE, a nome dei quattro Municipi del Basso Mendrisiotto, ha emanato un preoccupato appello alla popolazione a non sprecare acqua potabile, segnalando il rischio di restrizioni, divieti e razionamento.

Per quale motivo il nostro territorio sopporta peggio del resto del Ticino siccità e temperature elevate? Sicuramente va tenuto conto delle caratteristiche geologiche che portano più facilmente al prosciugamento delle sorgenti e dei corsi d’acqua. Aggiungiamo la cattiva qualità del verde urbano e l’abbattimento importante di alberi, che contribuirebbero perlomeno a mitigare i picchi di calura e a mantenere una certa umidità e frescura. Tuttavia, a bilanciare questi punti deboli, nel Basso Mendrisiotto vi sarebbero pozzi che captano ingenti quantità d’acqua da falde di ottima qualità.

Che ne è di quest’acqua? Non può più essere utilizzata (Pozzo Polenta), oppure è destinata a non più esserlo (Pozzo Prà Tiro e i due Pozzi Prà Grand di Vacallo). Il Pozzo Polenta di Morbio Inferiore è fuori uso da anni e non certo per colpa della popolazione che non chiude l’acqua quando si lava i denti o che annaffia l‘orto. Discorso analogo vale per i pozzi di Balerna e di Vacallo, più volte contaminati da inquinanti e destinati alla chiusura.

Pertanto, se da una parte l‘appello a un uso parsimonioso dell’acqua potabile va chiaramente sottoscritto e seguito, dall’altra non va sottaciuto che esso suona alquanto incoerente e beffardo alle orecchie della popolazione di Chiasso, Balerna, Morbio Inferiore e Vacallo: nel Basso Mendrisiotto lo spreco di risorse idriche è infatti da imputare soprattutto alle amministrazioni politiche, che hanno sacrificato tutti i nostri pozzi nel nome di un illusorio sviluppo economico che in realtà si è tradotto in un impoverimento per la società e per l’ambiente.

Per decenni Comuni e Cantone hanno sottovalutato l’importanza di preservare le zone di protezione delle captazioni. Si è intervenuti sui piani regolatori per acquisire nuove aree edificabili, si è concessa licenza edilizia a centri commerciali, strade, stazioni di benzina, attività industriali rischiose, grandi strutture pubbliche (campo da calcio, piscina, autostrada), anche se le zone di protezione, e il loro necessario aggiornamento, non lo permettevano o suggerivano estrema prudenza e cautela.

la grave emergenza idrica che ha vissuto e sta vivendo il Basso Mendrisiotto porterà a riconsiderare il destino dei pozzi locali e a preservare le falde per captare acqua potabile oppure acqua non potabile destinabile a scopi agricoli, artigianali e/o industriali?

“Errori del passato”, si dice. In realtà ancora errori del presente, visto che in questi ultimi anni la “messa in rete e la diversificazione delle fonti” promessa dall’Acquedotto regionale del Mendrisiotto (ARM) si sta trasformando nella messa in rete di ben poche fonti locali. Per le altre, che presentano criticità a causa di decenni di incuria, non vi sono programmi di risanamento e non viene ottemperato il principio di “chi inquina paga”; semplicemente si eliminano, con la promessa che l’acqua captata dal lago risolverà ogni problema.

È il momento di reagire a questa tendenza. È necessario realizzare veramente la diversificazione delle fonti. Captare l’acqua dal lago, necessità ormai irrinunciabile viste le conseguenze del surriscaldamento climatico, non deve equivalere a un via libera per chiudere a cuor leggero fonti locali al momento problematiche, sotto la pressione di chi vuole liberare terreni edificabili dai vincoli delle zone di protezione.

Alcuni anni fa lo stesso Piano cantonale di approvvigionamento idrico del Mendrisiotto (PCAI-M) suggeriva di limitarsi a disinserire le fonti problematiche, mantenendo però le zone di protezione quale riserva idrica per il futuro. Che ne è di questi propositi? Finora sono stati ignorati da una politica miope pronta a rinunciare definitivamente a migliaia di litri al minuto di acqua captata da una falda di ottima qualità.

Riteniamo che Comuni, Cantone e Confederazione debbano ripensare con urgenza la propria politica di approvvigionamento idrico. Nel Basso Mendrisiotto, i Comuni stessi devono attivarsi ora o mai più per fare i passi necessari al fine di mantenere in vita i loro pozzi, che sia per acqua potabile o per acqua ad uso agricolo, artigianale o industriale.

La messa in rete dovrebbe prevedere anche la messa fuori rete in caso di necessità.

Quanto accaduto nei mesi scorsi, nonché i relativi fatti di cronaca, hanno mostrato chiaramente l’importanza di disporre di acqua, anche non potabile (quindi anche meno cara), per uso agricolo, artigianale e/o industriale. La siccità e le temperature elevate, che il surriscaldamento climatico renderà ancora più evidenti nei prossimi anni, devono valere come un monito a preservare i pozzi e le zone di protezione, o perlomeno le zone verdi attorno ai pozzi. Il loro risanamento a scopo potabile non è impossibile, è solo impegnativo, lungo e costoso. Ma è fattibile.

È il momento di definire le priorità: quanto varrà l’oro blu nei prossimi anni? È il momento di proteggere le nostre falde, nell’interesse di un bisogno primario per la popolazione, perché non ci sarà un piano B.

 

Al link potete trovare l’intera interrogazione con le domande poste.