Recentemente si tematizza un particolare indumento femminile. Ancora si discute su come si presentano le donne in pubblico. La gonna è troppo corta, troppo lunga? La signora è troppo o non abbastanza truccata? Indossa un push-up o addirittura nessun reggiseno? Come si presentino gli uomini, invece, non è mai oggetto di discordia, a meno che non siano troppo effemminati.

Questa volta si tratta del burkini, un indumento raro a vedersi alle nostre latitudini. Pressoché identico ad una tuta da sub, è un costume molto modesto ideato in Australia per consentire più libertà di movimento nello sport e l’integrazione nella società delle donne di fede musulmana.

Se ne parla a Locarno per via di una mozione di un ex Consigliere Comunale leghista, che nel 2016, ne chiedeva il divieto in nome di tradizioni e valori ‘nostrani’. Sulla falsariga dei divieti scaturiti nello stesso periodo in Francia, si vuole ora prescrivere alle donne musulmane di scoprirsi o di restare a casa.

Ma è davvero limitando la libertà di culto, ancorata nella costituzione svizzera che si crede di ovviare all’estremismo? Che illusione, semmai si rischia di causare l’opposto! E non solo: si promuoverebbe l’islamofobia a livello istituzionale, permettendo la presenza dichiarata di un estremismo reazionario, intollerante e discriminatorio. E se l’accusa al burkini è quella di controllare le donne, coloro che sostengono questa causa sono colpevoli dello stesso reato.

Ancora nel 2020 la libertà di scelta delle donne è sottoposta, in nome di usi e costumi ‘cristiani’, allo scrutinio di morigerati uomini in posizioni di potere. Sia la mozione che il rapporto di maggioranza si basano su ragionamenti ipocriti e insensati col chiaro intento di mascherare sessismo e islamofobia con una pennellata di presunto femminismo. Non è questa la nostra definizione di femminismo, che è per l’uguaglianza di tutt*, intersezionale e critico verso ogni forma di privilegio e intolleranza dovuta al patriarcato. Essere femminista significa battersi per eliminare tutte le forme di oppressione, poiché spesso l’identità sociale delle persone può sovrapporsi. Si può essere vittime sia di discriminazione religiosa, che di genere e di classe. E ricordiamoci l’esistenza del femminismo musulmano! Questo sostiene come il Corano promuova il principio di uguaglianza e giustizia per tutt*, sia nella sfera pubblica che privata. La loro critica va alle pratiche quotidiane che sono state corrotte da idee e costumi patriarcali. A contribuire all’incomprensione di questa fede è la generalizzazione ignorante che omogenea tutte le forme di Islam a una soltanto, composta da soli estremisti. Questa immagine distorta, è purtroppo condivisa da molti.

La mozione è l’ennesimo tentativo di distrarre da reali e urgenti problemi, come l’attuale crisi sanitaria ed economica, per non parlare dell’emergenza climatica. Si utilizza la paura, elemento fondante del terrorismo, per occupare l’attenzione, creare disinformazione e distrarre.

Di:
Noemi Buzzi, membro di Comitato Giovani Verdi e già candidata al Municipio di Locarno per I Verdi
Deborah Meili, membro di Comitato Giovani Verdi e già candidata al Municipio di Lugano per I Verdi