Coloro che hanno lottato per decenni per introdurre il servizio civile in Svizzera ed evitare la prigione agli obiettori di coscienza non avrebbero mai immaginato che, un giorno, una maggioranza avrebbe osato iniziare lo smantellamento del servizio civile, oltretutto senza motivi validi. L’esercito non ha un problema di effettivi. Il servizio civile è nato grazie a lunghe battaglie democratiche, come riconoscimento della libertà di coscienza e come forma alternativa concreta di servizio al Paese.

La riforma su cui voteremo indebolisce un sistema di successo che ogni anno offre un aiuto concreto alla collettività. Migliaia di civilisti lavorano in ospedali, case anziani, scuole, progetti ambientali, aziende agricole e servizi sociali, sostenendo settori che già oggi soffrono una forte carenza di personale e di risorse. In molti casi, senza il loro contributo, numerose strutture faticherebbero a garantire servizi essenziali. Ridurre drasticamente il numero di persone ammesse al servizio civile significa quindi togliere energie preziose a tutta la società.

In una società democratica, chi non può o non può più conciliare il servizio militare con le proprie convinzioni deve poter scegliere un’alternativa civile senza essere penalizzato. Costringere indirettamente i giovani verso il servizio militare attraverso ostacoli e restrizioni è una misura punitiva e controproducente. Questa revisione rischia di spingere molti giovani a cercare l’esonero per motivi psicologici o medici anziché continuare a servire la collettività. Piuttosto che indebolire il servizio civile, bisognerebbe piuttosto lavorare per aumentare l’attrattività e l’utilità dell’esercito.
Per una Svizzera che dia la possibilità a tutti di servire il Paese: votiamo NO alla revisione della legge sul servizio civile.

 

Matteo Buzzi, deputato Verdi del Ticino