Alpeggi e lupo: la priorità deve essere un sostegno finanziario e il supporto agli allevatori
Intervento di Matteo Buzzi in Gran Consiglio
Nessuno in quest’aula nega la realtà: la presenza del lupo e la sua gestione rappresentano una sfida complessa per l’allevamento ovicaprino del nostro Cantone. Chi vive e lavora sulle nostre montagne affronta quotidianamente difficoltà logistiche e operative già immense e la problematica lupo va ad aggiungersi a tutto il resto.
Le caratteristiche geografiche e topografiche del territorio ticinese rendono l’applicazione delle classiche misure di protezione particolarmente complessa e onerosa. Il rischio che gli allevatori abbandonino in parte le nostre montagne anche per la questione lupo è reale, e come Verdi condividiamo appieno la preoccupazione che anima i mozionanti: gli alpeggi non devono chiudere e la biodiversità legata al pascolo alpestre va tutelata.
Tuttavia, siamo convinti che per risolvere un problema occorra usare gli strumenti giusti. La mozione che stiamo esaminando tende a sovrapporre due piani che il diritto federale e il buon senso mantengono ben distinti: La gestione d’emergenza degli alpeggi e la protezione del bestiame da un lato; La regolazione e la gestione del lupo dall’altro.
Come Verdi ribadiamo che il Concetto cantonale di emergenza non può e non deve diventare uno strumento improprio per ordinare regolazioni aggiuntive, che seguono altre leggi e competenze ben definite. Mischiare le due cose rischia solo di creare illusioni e blocchi burocratici. Il Cantone si è già mosso verso Berna con una proposta di piano d’emergenza generalizzato proprio per evitare che alla prima predazione scatti lo scarico automatico. Inoltre, con le recenti decisioni del Parlamento federale — pensiamo ad esempio alla mozione Regazzi approvata a Berna proprio lo scorso mese di settembre — il quadro legale sulla regolazione dei branchi sta già evolvendo a livello nazionale.
Ma veniamo al punto centrale. La sola regolazione del lupo non salverà gli alpeggi ticinesi. Anche con un’applicazione incisiva degli abbattimenti, la natura mobile del predatore e la presenza di branchi transfrontalieri faranno sì che il rischio di predazioni sarà sempre presente. Se vogliamo davvero che le nostre greggi restino sugli alpeggi il più a lungo possibile durante la stagione estiva, la risposta politica immediata non è aspettare improbabili miracoli solo dalla regolazione ma è fornire un aiuto urgente e straordinario per le misure di protezione e la gestione sul terreno! È qui che per noi Verdi deve concentrarsi lo sforzo prioritario del Cantone, ricollegandoci direttamente allo spirito della nostra mozione per un sostegno significativo e urgente al settore ovi-caprino. Auspichiamo che il Gran Consiglio possa al più presto approvarla integralmente. Questo permetterebbe di estendere la permanenza sul pascolo grazie all`introduzione di ulteriori aiuti concreti e flessibili per le protezioni e per rafforzare la presenza umana tramite dei pastori.
In conclusione ribadiamo che il Concetto cantonale di emergenza per gli alpeggi non proteggibili ha raggiunto il suo scopo ed è stato recepito nell’azione del Consiglio di Stato e nel dialogo con l’Ufficio federale dell’ambiente. Per questi motivi, come Verdi vi invitiamo a considerare come evasa la mozione come del resto proposto nel messaggio del Consiglio di Stato. Ora bisogna concentrare tutti i nostri sforzi politici ed finanziari sul potenziamento urgente delle misure di supporto, dissuasione e protezione sul terreno, unico reale strumento per garantire che le nostre greggi continuino a presidiare in continuazione il nostro territorio. Vi invitiamo quindi a bocciare il rapporto di maggioranza e a sostenere quello di minoranza.