Diritti Umani, tra principi e realpolitik: L’ora della coerenza Svizzera
Il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani, la Svizzera – Paese che da sempre si autodefinisce la culla dell’umanitarismo, della mediazione internazionale e del diritto – si trova di fronte a un esame di coscienza cruciale. La domanda non è più se intervenire, ma con quanta coerenza e coraggio siamo disposti a sostenere i valori che dichiariamo di difendere, specialmente quando ciò comporta scelte scomode e impopolari sul piano geopolitico.
La crisi a Gaza e le sue devastanti ripercussioni umanitarie hanno messo in luce un delicato paradosso elvetico. Se da un lato la Confederazione sostiene lodevoli iniziative umanitarie e garantisce fondi essenziali per il soccorso, dall’altro, il marcato silenzio politico e l’eccessiva prudenza diplomatica sono stati percepiti da molti come una vera e propria assenza di coraggio nell’affrontare una violazione palese e continuativa dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
Esperti e osservatori internazionali sottolineano che “la Svizzera può e deve fare di più” di fronte a una “situazione umanitaria catastrofica”. Analisi autorevoli, come quelle documentate da istituti internazionali, confermano la distruzione sistematica di infrastrutture civili, la negazione dell’accesso a servizi essenziali come acqua, cure sanitarie e istruzione, la malnutrizione diffusa e la persecuzione dei civili (genevawaterhub.org). Tutti elementi che configurano un clamoroso fallimento della protezione umanitaria in corso.
È fondamentale ribadire che i diritti umani – il diritto alla vita, alla dignità, alla protezione dei civili – non sono né negoziabili né relativi. Essi non dipendono dalla Realpolitik o dagli equilibri geografici. Confondere la neutralità con l’indifferenza è un errore strategico e morale che mina la credibilità della Svizzera nel lungo termine.
La vera forza della neutralità, in questo contesto, risiede nella possibilità di assumere una posizione etica incondizionata. La Svizzera ha la possibilità unica di usare la sua forza morale come mediatore per esigere il rispetto del diritto internazionale senza essere accusata di faziosità. Essere coerenti significa non solo condannare le violazioni in generale, ma agire con urgenza per facilitare l’accesso umanitario e sostenere i meccanismi di giustizia internazionale.
Il popolo svizzero è erede di un prezioso patrimonio di solidarietà e promozione della pace, un patrimonio che ha plasmato il suo profilo internazionale. Tuttavia, i successi passati, come il sostegno a iniziative di pace globali, non possono essere usati per giustificare l’inerzia presente.
Oggi, la Svizzera è chiamata a dimostrare che la difesa dei diritti fondamentali è un valore universale e incondizionato. La neutralità deve essere lo scudo che protegge l’azione etica e umanitaria, non la scusa per l’inazione diplomatica. È il momento di bilanciare la prudenza con il coraggio etico e riaffermare il proprio ruolo di faro in un mondo in crisi, dimostrando che la leadership morale è la più potente delle risorse strategiche.
La sfida è chiara: usare la nostra indipendenza per elevare la voce in difesa di chi non ha voce, riaffermando che la nostra Costituzione morale va onorata anche, e soprattutto, quando le scelte sono difficili.
Usman Baig
Membro del Comitato cantonale Verdi del Ticino