Avere un salario decente non basta più per arrivare serenamente a fine mese. Lo sa bene il ceto medio ticinese: parliamo, indicativamente, di salari tra 4’000 e 8’500 franchi lordi mensili, prendendo come riferimento la mediana cantonale di 5’708 franchi (rispetto ai 7’024 confederati). Redditi che dovrebbero garantire sicurezza economica, ma sui quali premi di cassa malati, affitti, trasporti e riscaldamento pesano sempre di più. Lungi dall’essere una fatalità, il carovita è il riflesso di squilibri alimentati da precise scelte politiche, cantonali e federali: fiscalità sempre meno equa e persistente dipendenza dalle energie fossili.

Negli ultimi anni le maggioranze di centrodestra hanno favorito sgravi fiscali soprattutto per redditi e patrimoni elevati. La riduzione delle entrate è stata accompagnata da tagli alle prestazioni pubbliche, trasferendo gli oneri sulle famiglie e ampliando lo squilibrio tra redditi e spese essenziali. Secondo uno studio del Politecnico federale di Zurigo, considerando imposte, contributi e premi sanitari, quasi tutte le fasce sociali versano circa il 45% del reddito lordo, contro il 30% dell’1% più ricco. Questo risultato interroga l’effettiva applicazione del principio costituzionale dell’imposizione secondo la capacità economica. I preventivi cantonali degli ultimi anni confermano la priorità data ai tagli rispetto a una ripartizione più equa dei costi. Quello di cui abbiamo bisogno è altro: imposte più progressive su redditi e patrimoni molto elevati e premi di cassa malati proporzionali al reddito e alla sostanza.

La politica energetica segue una logica altrettanto miope. La dipendenza da nafta e gas espone famiglie e imprese ai rincari dei mercati internazionali. Investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica significa invece produrre energia sul territorio, ridurre i costi e trattenere risorse nell’economia locale. Un impianto fotovoltaico su un grande condominio può alimentare appartamenti e spazi comuni, riducendo gli acquisti dalla rete e valorizzando l’elettricità eccedente. Con un modello di autoconsumo adeguato, il risparmio può raggiungere anche le inquiline e gli inquilini. Eppure, nel Piano energetico e climatico cantonale approvato recentemente dal Gran consiglio, PLR, Lega, UDC e Avanti con Ticino&Lavoro hanno stralciato misure per sviluppare il fotovoltaico sui grandi edifici. Una scelta che frena l’indipendenza energetica e rinvia benefici economici concreti per cittadine e cittadini.

Le politiche fiscali e ambientali del centrodestra stanno strangolando il ceto medio: favoriscono chi ha di più e lasciano le Ticinesi e i Ticinesi esposti a costi evitabili. Più che discussioni sulle attribuzioni dei Dipartimenti, a questo Cantone servono nuovi equilibri politici: per restituire potere d’acquisto, tutelare la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni del nostro Paese.

Rocco Vitale
Candidato al Consiglio di Stato Verdi del Ticino (lista PS-Verdi-MpS)
Presidente comitato cantonale Verdi del Ticino