Negli anni Cinquanta e Sessanta la Svizzera ha dimostrato grande lungimiranza investendo tra il 2 e il 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nella costruzione delle grandi dighe idroelettriche. Quelle scelte coraggiose garantiscono ancora oggi una parte essenziale del nostro approvvigionamento energetico. Allo stesso modo, per collegare regioni e valli e modernizzare il Paese, abbiamo investito tra l’1 e l’1,5% del PIL in infrastrutture ferroviarie decisive come Ferrovia 2000, i tunnel di base del Gottardo e del Ceneri e la S-Bahn di Zurigo. Investimenti strategici che hanno rafforzato la coesione nazionale e la prosperità economica.

Oggi ci troviamo di fronte a una nuova sfida storica: la crisi climatica. In Svizzera la temperatura è già aumentata di circa 3 gradi rispetto all’era pre-industriale. I ghiacciai si stanno sciogliendo a un ritmo allarmante, le giornate di caldo estremo aumentano senza sosta e gli eventi meteorologici violenti, come inondazioni e tempeste, sono sempre più frequenti ed intensi. Il cambiamento climatico di origine antropica causa già oggi danni per circa un miliardo di franchi all’anno. Secondo le proiezioni citate nel Fiscal Sustainability Report, senza misure di mitigazione la Svizzera rischia entro il 2050 una perdita di PIL fino a circa il 4%. Se invece le emissioni globali vengono ridotte e il riscaldamento contenuto entro 1.5–2 °C, i costi potrebbero scendere a circa l’1.5% del PIL. Il risparmio netto stimato è di 20–30 miliardi di franchi all’anno.

L’iniziativa per un fondo per il clima rappresenta quindi un passo logico per raggiungere la neutralità climatica approvata dal popolo nel 2023 e per disporre dei mezzi necessari ad adattarci a cambiamenti climatici ormai irreversibili. Grazie al fondo, la Confederazione investirà ogni anno tra lo 0.5 e l’1% del PIL nella modernizzazione delle infrastrutture energetiche, abitative e industriali, come pure nell’adattamento al mutamento climatico, senza nuove tasse o imposte. Investiremo nelle energie rinnovabili – solare, idroelettrico ed eolico – e nel loro stoccaggio per diventare più autosufficienti. Oggi la Svizzera importa energia per circa 8 miliardi di franchi all’anno: con il fondo per il clima, questi soldi resteranno nel Paese. Con pompe di calore moderne e misure di efficienza energetica ridurremo l’uso di gas e gasolio importato e ridurremo gli sprechi energetici. L’industria sarà sostenuta nella transizione verso processi produttivi più puliti ed efficienti. L’indipendenza da petrolio, gas e uranio non è solo una questione climatica ed energetica ma anche economica e di sicurezza nazionale.

L’8 marzo riprendiamoci quindi il nostro futuro: votiamo un chiaro sì all’iniziativa per il fondo per il clima.

Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio, Locarno