I e le Verdi del Ticino esprimono profondo sconcerto per quanto emerso dalle registrazioni audio diffuse in queste ore e ritenute autentiche da diverse fonti. Si tratta di dichiarazioni di estrema gravità, che richiedono un chiarimento immediato, completo e credibile da parte di Claudio Zali.

Anche se pronunciate nell’ambito di una conversazione privata, tali parole pongono un evidente problema di credibilità istituzionale. La questione della liceità della registrazione e della sua diffusione è distinta e dovrà essere valutata dalle autorità competenti. Sul piano politico resta tuttavia la gravità delle affermazioni attribuite a un membro del Governo.

Chi è chiamato a dirigere la Polizia cantonale e la Magistratura deve incarnare in modo inequivocabile il rispetto delle leggi e dello Stato di diritto, nonché il rifiuto di ogni forma di violenza. Soprattutto la violenza contro le donne non può mai essere banalizzata o evocata con leggerezza: è un fenomeno strutturale che le istituzioni hanno il dovere di contrastare con fermezza, anche attraverso l’esempio di chi le rappresenta.

Per questo motivo i e le Verdi chiedono a Claudio Zali di chiarire pubblicamente e senza reticenze quanto emerso e, nel frattempo, di fare un passo indietro dalle responsabilità sulla Polizia cantonale e sulla Magistratura.

Qualora l’autenticità e il contenuto delle registrazioni venissero confermati, riteniamo che Claudio Zali non potrebbe più continuare a esercitare la funzione di consigliere di Stato e dovrebbe pertanto rassegnare le dimissioni. La richiesta di passo indietro è giustificata anche dall’apertura di un procedimento penale per abuso di autorità e tentata coazione riguardo al caso del 14enne incarcerato alla Farera.

Fare un passo indietro è oggi un atto di responsabilità nei confronti delle istituzioni che rappresenta, delle collaboratrici e dei collaboratori dei settori posti sotto la sua responsabilità e della fiducia che la popolazione deve poter riporre nel Governo. Fino a quando i fatti non saranno pienamente chiariti, è inconcepibile che la conduzione della Polizia cantonale e della Magistratura rimanga nelle mani di una persona alla quale vengono attribuite affermazioni di questo tenore.

Qualora Claudio Zali non rinunciasse spontaneamente a tali responsabilità, i e le Verdi del Ticino esortano il Consiglio di Stato a revocargliele senza indugio.

Per la stessa ragione, queste competenze non possono semplicemente essere restituite a Norman Gobbi. Le gravi zone d’ombra istituzionali emerse negli ultimi anni attorno alla gestione del suo incidente stradale e al funzionamento degli apparati a lui politicamente subordinati hanno già compromesso la fiducia necessaria per dirigere Polizia e Magistratura.

Il Consiglio di Stato deve ora assumersi pienamente la propria responsabilità collegiale. La popolazione ticinese ha diritto a responsabili politici credibili, integri e al di sopra di ogni sospetto.

I e le Verdi del Ticino chiedono pertanto:

  • un chiarimento pubblico, immediato e completo da parte di Claudio Zali;
  • un suo passo indietro dalle responsabilità sulla Polizia cantonale e sulla Magistratura fino al completo chiarimento dei fatti;
  • qualora non lo facesse spontaneamente, la revoca immediata di tali competenze da parte del Consiglio di Stato;
  • l’attribuzione delle responsabilità sulla Polizia cantonale e sulla Magistratura a un membro del Governo che garantisca piena indipendenza, credibilità e autorevolezza e che non appartenga alla Lega dei Ticinesi;
  • qualora l’autenticità e il contenuto delle registrazioni venissero confermati, le dimissioni di Claudio Zali dal Consiglio di Stato.

La credibilità delle istituzioni e la lotta contro la violenza non ammettono ambiguità. In attesa che i fatti vengano pienamente chiariti, fare un passo indietro rappresenta un atto di responsabilità e di rispetto verso le istituzioni. Se quanto emerso dovesse trovare conferma, le dimissioni diventerebbero una conseguenza inevitabile.