Le dichiarazioni attribuite all’ormai ex presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, hanno ricordato che la cultura della non violenza, della parità di genere, del linguaggio inclusivo, del rispetto, della non prevaricazione, vanno oltre le semplici persone e non sono per niente acquisite nella nostra società. Non possono quindi mai essere date per scontate e devono essere la trama in cui la società intera, le istituzioni, e in primis il Consiglio di Stato, tessono ogni giorno la nostra vita democratica. Perché il rispetto è una parola che va usata e declinata nella vita reale, ogni giorno.

Infatti le parole di un’autorità pubblica contribuiscono a definire ciò che una società considera accettabile e ciò che invece deve essere condannato senza ambiguità. La violenza contro le donne è una realtà che attraversa ogni età, ogni contesto sociale e culturale. Si manifesta nelle relazioni affettive, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici e sempre più spesso anche online. È una questione di parità e di diritti fondamentali, perché nasce dall’idea che il corpo, le scelte e perfino la libertà delle donne possano essere controllati attraverso l’intimidazione, la sopraffazione o la forza.

La grande partecipazione corale a difesa delle donne, in questa crisi istituzionale, ha mostrato che il tema è sentito, oltre gli steccati politici, e questo da un certo punto di vista è rassicurante perché riconosciuto essere un problema strutturale che merita attenzione politica e sociale. Preoccupa però che la violenza sulle donne possa anche essere usata strumentalmente, non per proteggere le vittime, ma piuttosto per togliere di mezzo un candidato indesiderato. Leggere poi nelle dichiarazioni sul Mattino della Domenica, che Zali non fosse più da sostenere perché in pratica non abbastanza a destra, non fa ben sperare sui pensieri, linguaggi e visioni della società, incarnati da questa area politica.

La lotta contro la violenza sulle donne richiede coerenza, credibilità e un impegno quotidiano da parte di tutte le istituzioni. E noi chiediamo che di questi valori sia plasmato anche il nuovo stile di conduzione del Consiglio di Stato.