Obiezione di coscienza e impegno nonviolento nel contesto del conflitto russo-ucraino
Una serata con Mao Valpiana
il Gruppo guerre e pace Verdi del Ticino e il Centro per la nonviolenza nella Svizzera italiana organizzano una serata con Mao Valpiana per parlare dell’obiezione di coscienza in Russia e Ucraina e per ragionare sulle prospettive di intervento nonviolento nell’ambito di quel conflitto.
Da quasi tre anni leggiamo quotidianamente di operazioni militari, ammazzamenti e distruzioni in Ucraina (e ultimamente anche in Russia). Vediamo immagini di edifici sventrati, di trincee insanguinate, di obiettivi bersagliati. Sentiamo interpretazioni di esperti di geopolitica o di strategia militare. Leggiamo di sanzioni, di conferenze dette di pace, di incontri diplomatici bilaterali o multilaterali. Ma leggiamo, sentiamo e vediamo ben poco a proposito di chi rifiuta, in varie forme, la logica della guerra: associazioni pacifiste, militanti nonviolente, obiettori di coscienza. Scarsa attenzione è data a chi si oppone al regime in Russia e ne subisce le conseguenze, a meno che si tratti di dissidenti “illustri”. E nessuna attenzione a chi in Ucraina rifiuta il ricorso alle armi perseguendo altre vie (e non diversamente ne subisce pesanti conseguenze). I renitenti alla leva sono migliaia in Russia come in Ucraina. E tante sono le persone e le associazioni operatrici di pace che adottano scelte e pratiche nonviolente.
Mao Valpiana è presidente del Movimento nonviolento, che lavora con il Movimento Pacifista Ucraino e con il Movimento degli obiettori di coscienza russi, insieme alle Reti internazionali nonviolente e antimilitariste War Resisters’ International (Wri), Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (Ebco), International Fellowship of Reconciliation (Ifor), e con altre Ong italiane come Un Ponte per, Stop The War Now e Rete italiana Pace e Disarmo.