Questo articolo non è stato scritto con l’IA
È evidente a chiunque stia leggendo come potrei mentire. È sempre più difficile distinguere tra i contenuti prodotti con l’IA. In particolare la qualità di immagini e video si avvicina pericolosamente alla realtà, rischiando di convincere di fatti ed eventi mai realmente successi. L’informazione digitale in generale è una grande giungla: notizie senza fonti attendibili che raggiungono rapidamente la viralità, titoli tendenziosi che storpiano la notizia centrale per provocare visualizzazioni e tante, troppe informazioni, spesso false o non verificate. Il tutto condito dal tipico rapido formato dei social che tanto rende digeribile la notizia, quanto ne storpia contenuti e finalità, svegliando dibattiti animati, ma spesso sterili di contenuti.
Proprio in questo marasma, se riusciamo a decifrarlo, si staglia una minaccia ancor più gravosa: quella del giornalismo “al soldo di”. Solo poco fa Bezos ha licenziato più di un terzo dei e delle dipendenti del Washington Post, in un doloroso infanticidio di un giornale orfano che aveva acquistato per “salvarlo” (con la clausola di non scrivere nulla “di sinistra”). Un’informazione pagata da pochi diventa rapidamente oligarchica e, se priva di contraddittorio, autoritaria. Proprio in questo panorama affollato di contenuti dubbi e tendenziosi, di opinioni e opinionisti, il servizio pubblico funge da mediazione e organizzazione dell’informazione, da riferimento per un dibattito corretto e un fact-checking affidabile, e per promuovere la piccola notizia locale che non fa soldi, ma fa comunità. Un organo pubblico e indipendente, che non sia di nessuno, perché è di tutte e tutti: l’8 marzo voterò NO all’iniziativa 200 franchi bastano, perché la democrazia vale ben più di 40 ct al giorno!
Nara Valsangiacomo
Granconsigliera Verdi del Ticino