Intervento di Matteo Buzzi in Gran Consiglio

Grazie Presidente, colleghe e colleghi,

la presenza del lupo sul nostro territorio pone sfide reali. Nessuno lo nega. Le difficoltà vissute dagli allevatori, in particolare nelle regioni di montagna e sugli alpeggi, sono concrete e meritano rispetto, ascolto e risposte efficaci. Ma proprio perché il tema è serio, dobbiamo evitare soluzioni semplicistiche che siano magari anche fonte di illusioni.

L’iniziativa cantonale propone di introdurre limiti numerici massimi alla popolazione di lupi. A prima vista può sembrare una misura chiara, rassicurante, quasi intuitiva. In realtà rischia di essere inefficace sul piano pratico, problematica sul piano ecologico e controproducente sul piano gestionale. Il lupo non conosce confini amministrativi. Si muove su scala alpina o addirittura su scala europea, attraversa Cantoni e frontiere nazionali. Pensare di gestire una specie altamente mobile con quote rigide significa applicare una logica artificiale a un sistema naturale complesso e dinamico.

Quando si altera artificialmente la struttura di una popolazione di lupi, ad esempio attraverso abbattimenti non mirati o fondati unicamente sul raggiungimento di una quota numerica, si rischia di destabilizzare i branchi. E qui sta uno dei punti centrali. Un branco stabile ha una struttura sociale precisa, un territorio definito e comportamenti relativamente prevedibili. Il monitoraggio dei branchi è più semplice e quindi anche la sua regolazione più facile, soprattutto nel caso di comportamenti critici . Al contrario, la frammentazione dei branchi tramite l’introduzione di quote massime può favorire la dispersione di giovani individui inesperti, aumentando proprio quei comportamenti opportunistici che si vorrebbero ridurre, inclusi gli attacchi agli allevamenti ovi-caprini. In altre parole: una regolazione mal calibrata e non basata su aspetti scientifici può persino aggravare i conflitti.
Questo non significa che non si debba intervenire. La regolazione è prevista dal diritto federale e può essere necessaria in situazioni concrete anche a livello preventivo. Ma deve essere mirata, proporzionata e basata su criteri scientifici e non su soglie arbitrarie. Quello che invece va assolutamente fatto è una velocizzazione delle procedure. Un lupo problematico che mostra comportamenti opportunistici deve poter essere abbattuto immediatamente tramite maggiore autonomia cantonale e senza attendere il parere di Berna e complicate e lunghe analisi del DNA. Ma l’eliminazione di individui o branchi problematici sarà più semplice ed efficace in un contesto di branchi conosciuti e stanziali piuttosto che in un contesto di lupi singoli mobili in dispersione a causa dei tetti massimi.

Vorrei ora soffermarmi anche sugli aspetti ecologici, perché troppo spesso nel dibattito pubblico vengono banalizzati o anche volutamente omessi. Il lupo svolge probabilmente già oggi una funzione importante negli ecosistemi alpini. È un predatore apicale, e la sua presenza contribuisce alla regolazione naturale delle popolazioni di ungulati selvatici, come cervi e caprioli. Questo ha effetti indiretti importanti sulla rigenerazione forestale, sulla pressione esercitata sui giovani boschi e persino sulla biodiversità vegetale. Il bosco di protezione ticinese in un contesto di mutamenti climatici sta soffrendo e la pressione degli ungulati è un fattore di stress importante. La funzione ecologica del lupo potrebbe avere un valore economico indiretto di decine se non centinaia di milioni di franchi.

Vi è però un terzo elemento fondamentale ormai scomparso dalla discussione: la prevenzione. Regolazione e misure di protezione devono andare di pari passo. Non esiste secondo noi una gestione credibile del lupo senza un forte sostegno agli allevatori. Non possiamo chiedere al mondo agricolo di affrontare da solo costi, difficoltà organizzative e carichi di lavoro sempre maggiori.
Per questo motivo è essenziale investire rapidamente e maggiormente nelle misure di protezione: recinzioni adeguate, cani da protezione dove possibile, pastori, supporto tecnico, accompagnamento sul territorio e indennizzi tempestivi.
Ed è proprio in questo senso che la mozione dei Verdi del 2025 per un aiuto urgente agli allevatori deve essere approvata al più presto. Visto quanto ho sentito oggi auspico in un sostegno ampio a questa nostra proposta.

Per queste ragioni vi invito a respingere l’iniziativa cantonale.

Grazie