Interrogazione
Smaltimento degli scarti vegetali

Parlano di noi

L’Accademia svizzera di scienze naturali ha recentemente evidenziato come la

politica climatica svizzera presenti elementi di incoerenza e scarsa lungimiranza,

sottolineando la difficoltà nel raggiungere gli obiettivi fissati (cfr. LaRegione,

10.04.2026).

Si tratta di una riflessione che invita anche gli enti locali a interrogarsi sul proprio

operato, soprattutto alla luce di fenomeni sempre più evidenti sul territorio, come gli

eventi meteorologici estremi che hanno colpito Locarno negli ultimi anni.

Riflessioni sul soggetto sono state fatte in occasione dell’ultimo simposio promosso

dalla Sezione enti locali dove si è parlato di fronte unito tra Cantone e Comuni per

affrontare le sfide climatiche (vedi LaRegione 24.4.26, pag 3).

Sulla carte e a parole tutto sembra funzionare. Nella pratica però ci sono mancanze

macroscopiche.

Premessa

Recentemente Sara Berretta Piccoli e Luca Campana, consiglieri comunali di Lugano, hanno interrogato il municipio a proposito degli scarti vegetali che nella città del Ceresio prendono la strada di Landquart.

Dal portale Tio, il 16 aprile scorso, scopriamo che non solo Lugano, ma anche Locarno fa la stessa cosa: 1000 tonnellate di scarti vegetali consegnati dalla città, fanno un tragitto di 156 km per arrivare a Landquart, dove sono trattati in uno stabilimento della Axpo, multinazionale svizzera con sede a Baden.

Lo spostamento genera oltre 6,5 tonnellate di CO2 immesse sul territorio ogni anno. 6,5 tonnellate di CO2 che vanno a pesare sull’ecacia della politica ambientale Svizzera che, giustamente, l’Accademia svizzera di scienze naturali definisce “poco coerente e poco lungimirante”.

Obbiettivi ONU, Confederazione e Cantone

Considerando che ci sono impianti di smaltimento a meno di 20 km da Locarno, si evince che gli obiettivi dichiarati dalle autorità superiori sono in contrasto con la politica applicata dalla città. Se no, per quale motivo la città non s’impegna di più per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale del 2030, legati all’Agenda ONU (cfr. https://unric.org/it/agenda-2030) che fan parte delle strategie climatiche svizzere?
Non dimentichiamo il Piano di gestione dei rifiuti del Canton Ticino 2026-2030 (Microsoft Word – 251125_PGR 2026-30.docx), in particolare punto 2.3.

Meno caro non significa più economico

Anche in nome dell’ambiente, da qualche anno si è passati dal principio del “prezzo più

basso” a quello del “miglior valore”, dove l’impatto ambientale è un pilastro centrale che

gli enti pubblici devono considerare quando attribuiscono i mandati. Vale a dire che gli

enti pubblici, quando acquistano beni, servizi o lavori, devono prendere in considerazione non solo il prezzo, ma anche altri fattori, tra questi l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita della prestazione. Così, ad esempio, nel campo dello smaltimento del verde fa Minusio, ma non Locarno.

Domande

– Quali sono stati gli elementi determinanti che hanno portato alla scelta dell’attuale soluzione per lo smaltimento degli scarti vegetali, in particolare rispetto ad alternative geograficamente più vicine?

– In che modo il Municipio interpreta e applica il principio del “miglior valore” nelle procedure di appalto, e come tale principio è stato declinato nel caso specifico?

– È prevista una rivalutazione futura delle modalità di smaltimento degli scarti vegetali, anche alla luce degli obiettivi di riduzione delle emissioni?

– Secondo la pubblicazione del Foglio Uciale concernente l’ultimo bando di concorso della città sullo smaltimento degli scarti vegetali i criteri di aggiudicazione erano i seguenti:

1. Prezzo 50%

2. Idoneità del prodotto 20%

3. Referenze 12%

4. Distanza del luogo di consegna 10%

5. Formazione apprendisti 5%

6. Perfezionamento professionale 3%

Considerando gli obbiettivi di sostenibilità ambientale dichiarati, è ovvio che bisogna considerare l’intero ciclo della prestazione, considerando anche le distanze percorse dai rifiuti. Il principio della buona fede lo imporrebbe. È intenzione del municipio adeguare il proprio agire alle direttive superiori?

– I punti 5 e 6 concernono la formazione e il perfezionamento professionale. I criteri relativi alla formazione e al perfezionamento professionale presuppongono competenze specifiche: esistono percorsi formativi riconosciuti per l’attività di compostaggio? Se sì, dove vengono erogati?

– Delle 1’000 tonnellate complessive, quante sono riconducibili alla raccolta comunale e quante provengono da utenze private?

– È prevista un’informazione regolare e mirata rivolta ai privati, affinché possano gestire in modo autonomo i propri scarti vegetali, anche a beneficio dell’ambiente e della biodiversità?

– Delle ramaglie delle potature cittadine cosa ne fa il Comune?

In attesa di un vostro cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere distinti saluti.

Marko Antunović, Mariachiara Cotti, Ariele de Stephani

Nadia Mondini, Francesco Albi, Lorenza Bardelli, Frano Dragun