Coalizione lancia un referendum contro la legge sull’energia nucleare
Con la legge sull’energia nucleare, il Parlamento e il Consiglio federale vanno contro la volontà popolare, aprendo la strada alla costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera. Queste costerebbero miliardi ai consumatori di elettricità e ai contribuenti, spingendo al contempo la Svizzera verso un’ulteriore dipendenza dalle importazioni di uranio dall’estero. Fukushima e Chernobyl non sono stati forse moniti sufficienti? Un ritorno al nucleare esporrebbe la Svizzera, paese densamente popolato, a rischi considerevoli. Per questo motivo l’ampia coalizione multipartitica «No a nuove centrali nucleari» lancia oggi un referendum affinché la popolazione possa impedire il ritorno al nucleare.
L’elettorato si è espresso chiaramente per tre volte a favore di un futuro basato sulle energie rinnovabili: nel 2017 approvando la Strategia energetica 2050, nel 2023 in occasione della votazione sulla Legge sulla protezione del clima e infine nel 2024 adottando a larga maggioranza la Legge sull’approvvigionamento elettrico. Questa strada sta dando buoni risultati: la Svizzera copre una quota sempre più importante del proprio fabbisogno con energia solare, eolica e idroelettrica di produzione nazionale. Ciononostante, il Parlamento ha adottato la legge sull’energia nucleare sotto forte pressione politica. La coalizione «No alle nuove centrali nucleari» sottopone la legge a referendum ed è convinta che l’elettorato correggerà la decisione del Parlamento.
Le nuove centrali nucleari rendono la Svizzera dipendente, costano miliardi ai contribuenti e frenano lo sviluppo delle energie rinnovabili
Le centrali nucleari necessitano di uranio come combustibile. Questo deve essere importato dall’estero e proviene anche da Stati autocratici come la Russia. Se la Svizzera costruirà nuove centrali nucleari, diventerà ancora più dipendente dalle importazioni di uranio.
A ciò si aggiungono rischi finanziari enormi. Una nuova centrale nucleare costa almeno 25 miliardi di franchi. Il Consiglio federale non ha ancora rivelato come intende finanziare questi costi miliardari. Si teme che i costi vengano scaricati sulla popolazione, attraverso aumenti delle imposte e dei prezzi dell’elettricità. Inoltre, ogni franco investito in una nuova centrale nucleare viene sottratto allo sviluppo delle energie rinnovabili, che sono al tempo stesso economiche, locali e rispettose del clima.
Un ritorno al nucleare rischioso e irresponsabile nei confronti delle generazioni future
Chernobyl e Fukushima sono stati un monito. In una Svizzera densamente popolata, un incidente nucleare avrebbe conseguenze catastrofiche. Se la Svizzera costruisse una nuova centrale, aumenterebbe il rischio di incidenti nucleari con conseguenze potenzialmente gravi per la popolazione e l’ambiente.
Oltre a questi rischi, le centrali nucleari producono scorie radioattive che devono essere stoccate in modo sicuro per oltre un milione di anni. A livello mondiale non esiste una soluzione collaudata per il loro stoccaggio definitivo. È previsto un deposito sotterraneo, ma numerose questioni rimangono ancora senza risposta. Una cosa è certa: non c’è spazio in quel deposito per le ulteriori scorie nucleari prodotte da una nuova centrale. Le conseguenze sarebbero ancora una volta costi esorbitanti e grande incertezza; un’eredità tossica per le generazioni future.
Coalizione «No a nuove centrali nucleari»
Con il lancio del referendum, la coalizione garantisce che sia la popolazione ad avere l’ultima parola su queste questioni fondamentali. La raccolta delle firme inizia oggi e proseguirà presumibilmente fino all’8 ottobre. L’Alleanza è composta da numerosi partiti e organizzazioni che si impegnano a favore di un futuro energetico basato sulle energie rinnovabili anziché sul nucleare.
Gli argomenti e le organizzazioni che sostengono l’iniziativa sono disponibili su: https://www.stop-al-nucleare.ch/
Dichiarazioni e interventi
«Un ritorno agli anni ’80 con queste fantasie sulle centrali nucleari rappresenta un pericolo per il clima. Ogni franco investito in progetti di centrali nucleari va a discapito dello sviluppo delle energie rinnovabili: si tratta di un vero e proprio sabotaggio della transizione energetica.»
Lisa Mazzone, Presidente Verdi Svizzera
«Le centrali nucleari rendono un Paese vulnerabile, soprattutto in un’epoca in cui i conflitti si moltiplicano e gli attacchi informatici diventano sempre più complessi. Anziché correre nuovi rischi, dovremmo ridurli al minimo. La Svizzera dispone, grazie alle energie rinnovabili, di una soluzione sicura, economica e locale. Per questo motivo la nostra ampia coalizione lancia il referendum contro la legge sul nucleare.»
Stefan Müller-Altermatt, consigliere nazionale Il Centro (SO)
«In Svizzera le nuove centrali nucleari non sono redditizie: potrebbero essere costruite solo con sussidi miliardari. E questi fondi causano un doppio danno: vengono sottratti alle energie rinnovabili e spingono l’energia idroelettrica fuori dal mercato. Una nuova centrale nucleare diventerebbe così il colpo di grazia per i nostri progetti idroelettrici. Con il sole, il vento e l’acqua abbiamo la soluzione migliore. Per questo la Fondazione Svizzera l’Energia sostiene il referendum.»
Nils Epprecht, Fondazione Svizzera dell’Energia
«Proprio coloro che sostengono di impegnarsi a favore della sicurezza dell’approvvigionamento si oppongono ai progetti eolici, ostacolano la cooperazione con l’Europa e riducono i fondi destinati alla ricerca, per poi chiedere una centrale nucleare che, nella migliore delle ipotesi, produrrà elettricità solo tra un quarto di secolo. Il PVL punta sull’efficienza energetica, sulle energie rinnovabili, sullo stoccaggio di energia e sull’Europa. Per questo sosteniamo il referendum contro la legge sull’energia nucleare.»
Matthias Samuel Jauslin, consigliere nazionale PVL (AG)
«L’abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari comporta costi di costruzione che ammontano a miliardi, a carico delle famiglie e delle imprese, oltre a oneri difficilmente quantificabili legati allo smantellamento, alla decontaminazione e allo stoccaggio definitivo, che facciamo gravare sulle generazioni future. Ciò è in contrasto con i principi che difendiamo all’interno dell’associazione Donne del Centro. Per questo diciamo chiaramente no alle nuove centrali nucleari e sosteniamo il referendum che viene lanciato oggi.»
Priska Wismer-Felder, consigliera nazionale Il Centro (LU), Associazione Donne del Centro Svizzera
«Con nuove centrali nucleari, la Svizzera diventerà ancora più dipendente dalle importazioni di uranio dalla Russia. In questo modo, i sostenitori smascherano da soli la loro ipocrisia: proprio l’UDC, che si atteggia sempre a paladina dell’indipendenza, vuole legarci ancora di più al regime di Putin. La vera indipendenza sta nel sole, nel vento e nell’acqua. Per questo il PS svizzero sostiene il referendum.»
Mattea Meyer, consigliera nazionale (ZH), Co-presidente PS Svizzera
«La legge non garantisce la sicurezza dell’approvvigionamento, ma crea incertezza sugli investimenti. La sola prospettiva di centrali nucleari sovvenzionate dallo Stato induce gli investitori a esitare – e frena proprio quei progetti che oggi garantiscono più energia rinnovabile, non solo tra qualche decennio. Per questo sostengo il referendum.»
Aeneas Wanner, membro fondatore e CEO di Renera AG
«Nuove centrali nucleari significano una maggiore dipendenza dalle importazioni di uranio dall’estero. Lo stretto legame tra l’uso civile e quello militare espone le catene di approvvigionamento dell’uranio a notevoli rischi geopolitici. Per la Svizzera, paese densamente popolato, il rischio di incidenti è inoltre inaccettabile. Le catastrofi di Chernobyl e Fukushima sono state moniti più che sufficienti.»
Florian Kasser, esperto sul nucleare presso Greenpeace Svizzera