Anche quest’anno, vorrei partire e soffermarmi su una scelta che, come Verdi, consideriamo profondamente ingiusta, quella dei tagli agli istituti sanitari e socioeducativi, già votata negli scorsi anni e ora tacitamente confermata. Una scelta, che sta già producendo pesanti effetti.

In questi settori, infatti, ogni riduzione di risorse non è un semplice aggiustamento contabile. Significa meno personale, più precarizzazione, meno tempo da dedicare alle persone, meno accompagnamento e meno sostegno concreto per chi ne ha maggiore bisogno. Il personale dei servizi sociali e sanitari è stanco e aggiungerei arrabbiato. 

La quotidianità è segnata da turni sempre più gravosi, carichi di lavoro insostenibili e da un clima di pressione continua. La stanchezza diventa frustrazione e il rischio di un abbandono delle professioni sociali e di cura è una prospettiva concreta. 

Allo stesso tempo, i tagli si riflettono direttamente sulla qualità dei servizi: meno continuità, meno stabilità e una minore capacità di rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone che vi fanno affidamento ogni giorno. E tutto ciò avviene mentre la domanda di aiuto e di assistenza è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle situazioni di fragilità sociale.

Nel settore degli invalidi, a questo quadro già critico, si aggiunge un’ulteriore decisione particolarmente problematica: l’aumento del 10% della partecipazione alla retta a carico dell’utenza. Parliamo di persone e famiglie che vivono spesso situazioni complesse, segnate da fragilità multiple e da difficoltà economiche rilevanti. 

Chiedere loro un ulteriore sforzo finanziario significa, di fatto, trasferire il peso delle politiche di risparmio su chi dispone di meno risorse e di minori margini di manovra. Lo stesso vale per gli spitex. 

Un’ulteriore fonte di preoccupazione è rappresentata dal taglio di 4 milioni di franchi nel settore della migrazione, in particolare per la Croce Rossa. Già lo scorso anno, Verdi e Ps avevano presentato un emendamento per evitare questa riduzione, emendamento che è stato però respinto a favore di una scelta che ha comportato una drastica diminuzione dei fondi destinati all’ambito.

Oggi ne vediamo chiaramente gli effetti: personale licenziato, competenze perse e, soprattutto, persone migranti che, in contesti già segnati da traumi e incertezze, hanno perso figure di riferimento. 

Tagliare in questo settore non significa razionalizzare o ottimizzare, ma spezzare legami, aumentare l’isolamento e aggravare fragilità che finiscono inevitabilmente per avere ricadute sulla collettività. In altre parole, se tagliamo evitiamo poi di lamentarci dei possibili disagi. 

Il mio invito, che è anche quello delle quasi 7’000 persone che hanno firmato la petizione contro i tagli consegnata oggi, è quello di smetterla di colpire le fasce più fragili della popolazione. Smettiamo di chiedere nuovi sacrifici a chi è già in difficoltà e iniziamo invece a difendere con coerenza quei servizi che tengono unita la nostra comunità e danno un significato concreto ai valori di solidarietà e di responsabilità collettiva su cui dovrebbe fondarsi l’azione pubblica.

Infine una domanda, vorrei chiedere a che punto è  la rispsota all’interrogazione interpartitica dal titolo “situazione presso l’Ospedale regionale di Lugano: si conferma uleriormente la necessità di un audit esterno netto dal Parlamento. Tutto il resto alimenterebbe il sospetto” depositata il 7 luglio 2025.