C’è qualcosa di profondamente assurdo nelle scelte politiche prese in queste ultime settimane. Da una parte stiamo vivendo sulla nostra pelle un’estate segnata da ondate di caldo estremo e da una siccità sempre più allarmante. Dall’altra, invece di accelerare gli investimenti per rendere il nostro territorio più resiliente, si decide di tagliare proprio le risorse che dovrebbero prepararci ad affrontare quella che ormai è la nuova normalità.

La recente decisione della Confederazione di ridurre i finanziamenti destinati alla protezione della natura e ai programmi di adattamento delle foreste ai cambiamenti climatici è il simbolo di questa miopia. Una scelta che arriva nel momento peggiore possibile.

L’ultima analisi dell’Ufficio federale dell’ambiente identifica la siccità come uno dei rischi climatici destinati a crescere più rapidamente in Svizzera. Piogge meno frequenti ma più intense, estati sempre più torride e una disponibilità d’acqua sempre più incerta sono solo alcune realtà con cui stiamo già facendo i conti.

In questo contesto, un bosco sano intercetta e trattiene l’acqua piovana, favorisce l’infiltrazione nel terreno e contribuisce ad alimentare sorgenti e falde acquifere. Inoltre, riduce il rischio di frane e colate detritiche, abbassa la temperatura dell’aria attraverso l’evapotraspirazione, immagazzina grandi quantità di carbonio e ospita una biodiversità indispensabile al buon funzionamento degli ecosistemi.

L’assurdità è che proprio il bosco, uno dei nostri più preziosi alleati contro la crisi climatica, è anche una delle sue prime vittime. Le estati sempre più calde e siccitose mettono sotto stress gli alberi, li rendono più vulnerabili anche agli incendi e ne compromettono progressivamente la capacità di proteggerci.

È proprio per questo che la Confederazione ha iniziato a investire in programmi di adattamento forestale, per fare in modo che i boschi possano continuare a proteggerci anche in un clima che cambia.

Programmi che sono ora stati rivisti al ribasso. Una scelta che rischia di avere conseguenze concrete anche e soprattutto per il Ticino. Il nostro Cantone è infatti tra quelli maggiormente esposti agli effetti della crisi climatica: siccità sempre più frequenti, boschi di protezione sotto pressione e un territorio montano dove la stabilità dei versanti dipende anche dalla salute delle foreste. E proprio per questa sua particolare vulnerabilità, il Ticino ha bisogno di più investimenti nell’adattamento climatico, e non di meno.

La linea incarnata dal consigliere federale Albert Rösti rischia così di portarci nella direzione sbagliata, ovvero verso meno strumenti per affrontare le crisi del presente e prepararsi a quelle del futuro. Una scelta che dimentica come la protezione del territorio, la sicurezza idrica e la tutela degli equilibri naturali siano condizioni fondamentali per la nostra vita quotidiana.

Giulia Petralli, deputata Verdi del Ticino in Gran Consiglio