È notizia di ieri l’annuncio dell’aumento dei prezzi del trasporto pubblico: una conseguenza dell’inflazione, ma anche di precise decisioni politiche. Nella sessione primaverile, il Parlamento ha infatti approvato tagli federali nel settore. Il risultato è chiaro: +3.9% in media sui costi, dal metà prezzo all’abbonamento generale. Già nella classifica T&E del dicembre 2024, FFS risultava seconda a Trenitalia: un verdetto legato proprio ai prezzi dei servizi.

Una decisione difficile da comprendere in un momento così delicato: nel pieno di una crisi petrolifera, con gli effetti della crisi climatica già evidenti e mentre la popolazione è costretta a fare sacrifici a causa dell’aumento del costo della vita. Proprio ora, quando sarebbe fondamentale consolidare l’aumento degli utenti del trasporto pubblico per diminuiire gli ingorghi stradali, ridurre la dipendenza dalle energie fossili e mitigare l’impatto climatico, di cui le nostre Alpi vivono le conseguenze peggiori. Ed inveceogni crisi petrolifera la stessa storia, come se le conseguenze fossero un imprevedibile risultato. La svolta nella mobilità non passa da treni e bus più costosi, ma da una politica che renda il trasporto pubblico più accessibile: un’offerta di qualità e abbonamenti a prezzi ragionevoli. Il Parlamento taglia, e a pagare è la popolazione. Soprattutto nel Cantone Ticino, più povero e più trafficato della Svizzera.

L’annuncio arriva poco prima del periodo pasquale, segnato dalle code chilometriche al Gottardo che congestionano autostrade e strade cantonali ticinesi e urane, anticipando il caos estivo. Una fotografia eloquente delle priorità della politica federale, e non solo. La conseguenza dei tagli è diretta: il Parlamento taglia, noi paghiamo il biglietto (e l’abbonamento) e le colonne aumentano.Verdi del Ticino rivendica una politica dei trasporti diversa: investire nel trasporto pubblico e nella mobilità dolce come modalità principali di spostamento. Una politica che promuova un vero cambio di paradigma: città più sostenibilie sicure per ciclisti e pedoni, trasporti pubblici capillari e accessibili, nessun ampliamento autostradale. Questo vale tanto per l’infausto PoLuMe quanto per l’inutile e costosa circonvallazione Agno-Bioggio.

Trasporti pubblici accessibili significano investimenti. In questo momento delicato chiediamo che venga implementata con urgenza la nostra mozione per una riduzione del 25% dei costi dell’abbonamento Arcobaleno. Un piccolo passo di 13 milioni annui a favore della cittadinanza, un sesto di quanto costerebbe al Cantone il PoLuMe, un progetto oneroso e dannoso per il territorio.