Conferenza stampa: Situazione economica e finanze cantonali
La posizione Verde in sintesi:
- Situazione socio economica difficile anche o soprattutto a causa dei bassi salari e di politiche economico-finanziarie-fiscali
- La spesa pubblica ticinese non è esplosa ma è in linea con la media svizzera.
- La politica economica e territoriale ticinese degli ultimi 30 anni ci ha fatto perdere centinaia di milioni dai contributi federali e dalla perequazione finanziaria intercantonale.
- I soldi ci sono e vanno presi dove sono tesaurizzati (solidarietà dagli alti redditi e fortune): un aumento significativo delle entrate è necessario fintanto che i flussi finanziari della Confederazione saranno riequilibrati.
- Negli ultimi anni solo tagli e sgravi fiscali, non c’è spazio per tagli draconiani.
- Gli investimenti nella transizione energetica e nell’adattamento ai mutamenti climatici sono fondamentali per affrontare la crisi climatica e per rilanciare l’economia.
- Un aumento del debito pubblico per investimenti non deve essere un tabù.
- È importante implementare subito le iniziative sulle casse malati approvate dalla popolazion
Il contesto socio-economico e finanziario ticinese
Il contesto socio-economico del Canton Ticino non è sicuramente dei più facili. L’isolamento geografico e linguistico rispetto al resto della Svizzera e la vicinanza alla regione lombarda fanno del nostro cantone una regione che, da una parte, non può beneficiare di grandi sinergie economiche con gli altri cantoni svizzeri e, dall’altra, subisce gli effetti collaterali della possibilità di sfruttare i differenziali salariali e di costo della vita che esistono a cavallo della frontiera (dumping salariale, traffico, importazione di economie a basso valore aggiunto, …), in particolare dopo l’apertura alla libera circolazione con l’UE.
In Ticino la concentrazione della ricchezza è particolarmente marcata. Secondo un’analisi di Unia[1], circa 2’000 contribuenti (lo 0,8 % del totale) possiede circa il 38,6 % della ricchezza dichiarata, una porzione che in Ticino, correggendo la sottostima del valore degli immobili nella dichiarazione fiscale, potrebbe superare il 40%. Allo stesso tempo, una grande parte dei contribuenti ha patrimoni molto bassi.
Questi elementi hanno nel tempo portato ad un tessuto economico che non riesce ad offrire salari sufficientemente alti per poter garantire da soli uno standard di vita dignitoso. Infatti, se già nel nostro cantone il rischio povertà e la povertà in senso stretto sono già il doppio rispetto al resto della Svizzera, essi raddoppierebbero ulteriormente se lo Stato non garantisse tutte le misure di aiuto sociale versate a chi appunto non riceve salari sufficienti per poter vivere dignitosamente nel nostro cantone. Questa situazione non è scevra di conseguenze. Se da una parte, gli aiuti sociali permettono alle famiglie di garantire un maggiore potere d’acquisto del quale ne beneficia per finire anche l’economia, dall’altra, essi vanno a pesare in maniera massiccia sulle finanze del nostro Cantone e dei Comuni, limitandone la possibilità di investimento.
Inoltre, da alcuni anni, si è sviluppato a livello politico e nell’opinione pubblica un dibattito che vorrebbe le spese del nostro cantone e il debito pubblico “fuori controllo”. Dando per buona questa ipotesi, si sono promosse misure cosiddette “di contenimento della spesa” che in sé non avrebbero dovuto colpire le persone deboli e i Comuni, ma che per finire – come abbiamo visto – lo hanno fatto in maniera dolorosa con tagli alle case anziani, agli istituti per disabili, ai sussidi cassa malati e con vari tipi di riversamento di spese sui comuni (fiscali o altro), senza pensare ai dolorosi tagli sul personale e il mancato riconoscimento del rincaro al personale stesso.
Noi Verdi abbiamo portato in più occasioni elementi che sconfessano questa narrazione sviluppata dai partiti di centro-destra. Finora però, questi elementi non hanno ancora fatto breccia nell’opinione pubblica e soprattutto nella cittadinanza, le quali, purtroppo, hanno preso per buona la teoresi che per riequilibrare le finanze cantonali bisogna agire solo sulle uscite e che questo lo si sarebbe potuto fare con il semplice contenimento della spesa, senza toccare persone deboli e Comuni. Ora però, cominciano ad emergere elementi evidenti che sconfessano questa teoresi. Proprio recentemente, il prof. Niels Soguel, invitato dal Consiglio di Stato per un’audizione davanti alla commissione della gestione e intervistato a margine da La Regione[2] sulla questione delle finanze cantonali, ha affermato che “il Ticino ha tenuto sotto controllo le spese. Questo, attenzione, non vuol dire che le abbia tagliate, ma che la loro crescita è stata controllata, non c’è stato lassismo”. Pochi giorni dopo è stato il turno del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale, in un’intervista su Teleticino – sempre riprendendo le affermazioni del prof. Soguel – ha confermato che “il canton Ticino ha fatto degli sforzi importanti sulla gestione della spesa, tant’è che la nostra spesa rispetto ad altri cantoni aumenta molto meno”, sconfessando così la narrazione che – dice sempre il Presidente del Consiglio di Stato Gobbi – viene fatta proprio anche dal fronte politico al quale egli appartiene.
È evidente che se si sbaglia la diagnosi sulla valutazione della situazione finanziaria del nostro Cantone, si arrischia poi di sbagliare la terapia con effetti controproducenti non indifferenti.
È quello che a nostro avviso sta succedendo in Ticino con l’accanimento del centrodestra sulle presunte eccessive spese dello Stato e i relativi tagli che ci stanno portando chiaramente verso la recessione, mentre un grosso problema strutturale ampiamente ignorato è legato alla netta perdita di velocità che il nostro Cantone ha avuto negli ultimi decenni sulle entrate costituite dai contributi (perequazione finanziaria intercantonale compresa) che la Confederazione elargisce ai cantoni per sostenere svariati tipi di servizi e prestazioni. Se all’inizio degli anni ‘90 il Canton Ticino prendeva contributi pro capite superiori alla media e mediana svizzera, con solo 8 cantoni che prendevano contributi superiori, oggigiorno i contributi pro capite sono nettamente inferiori a media e mediana svizzera, con ben 21 cantoni che prendono di più del Ticino. Tradotto in soldoni, se il nostro cantone avesse mantenuto contributi, non superiori, ma semplicemente in linea con la mediana e la media svizzera, negli ultimi 20 anni avrebbe incassato ca. 200 rispettivamente 300 milioni di franchi in più dalla Confederazione. Quindi, sul ventennio, ben 4 rispettivamente 6 miliardi in più. È evidente dunque pensare, che con questi soldi la nostra situazione finanziaria e probabilmente anche economica apparirebbe ben diversa da quella nella quale ci troviamo ora.
Si può pertanto affermare che la nostra politica, inseguendo sin dagli anni ‘90 miraggi finanziari ed economici che non ci appartengono, ha perso di vista pezzi importanti della realtà come quello dei contributi federali. Si impone quindi ora un radicale cambio di rotta.
Il piano finanziario Verdi in sintesi
È chiaro ora, che non si può sistemare la situazione finanziaria del nostro cantone con l’immediato aumento delle entrate attraverso i contributi della Confederazione. Questi ultimi devono infatti essere dapprima attentamente analizzati per comprenderne gli esatti meccanismi e nel tempo fare ciò che la maggior parte degli altri cantoni ha saputo fare negli ultimi 30 anni. Ovvero, aumentare sensibilmente gli introiti federali. Nell’attesa, ciò che si può fare è però agire su tutta una serie di fattori che sono di nostra immediata competenza.
Partendo infatti dal preventivo 2026 e assumendo che l’aumento delle entrate fiscali copra l’aumento fisiologico della spesa pubblica, i e le Verdi hanno elaborato un equo piano finanziario a medio termine (orizzonte 2028-2029) che dia perlomeno temporaneamente la possibilità di disavanzi maggiori grazie ad una modifica del freno al disavanzo. Esso prevede:
- 570 mio di nuove entrate (63% aumento aliquote sulla sostanza e aumento stime immobiliari; 14% aumento aliquote fiscali alti redditi, introduzione imposta residenze secondarie e leggero aumento tasse di successione; 23% moltiplicatore cantonale;)
- 130 mio di risparmi
- 150 mio di debito pubblico per investimenti (fino al 2040)
Questo piano finanziario permette di coprire le uscite aggiuntive causate dalle due iniziative sulle casse malati (PS e LEGA) operando la più grande redistribuzione di ricchezza mai fatta in Ticino, gli oneri finanziari aggiuntivi già previsti (EFAS, scarichi della Confederazione, abolizione del valore locativo) e di promuovere una politica climatica più incisiva con 150 mio supplementari (per il PECC, il fondo per le calamità climatiche, la promozione dei trasporti pubblici) fino al 2040, in modo da portare a termine la transizione energetica e l’adattamento ai mutamenti climatici.
Le nuove entrate necessarie, come pure l’aumento del debito pubblico, potranno essere ridotte nel caso di entrate eccezionali dalla Banca Nazionale e nel caso si riesca già nel corto-medio termine ad aumentare sensibilmente i contributi federali, perequazione finanziaria intercantonale compresa. Quest’ultima, a nostro avviso, sarà nuovamente da ricontrattare anche nel quadro dei Bilaterali 3.
Solo calcolando la parte cantonale, è evidente che almeno 450 milioni dei 700 milioni (nuove entrate e aumento del debito pubblico), ritornano nell’economia reale sotto forma di sussidi, deduzioni e investimenti nel territorio stimolando l’economia ticinese.
Il ceto medio e medio-basso anche nonostante l’eventuale aumento del moltiplicatore cantonale avrà un netto beneficio da questo programma finanziario in termini di sussidi per i premi di cassa malati (max 10% del reddito), le deduzione dei premi di cassa malati, l’aumento della quota esente d’imposta sulla sostanza (da 200’000 a 400’000) e delle relative aliquote più basse nelle prime fasce di imponibile, senza contare che i benefici della manovra per i comuni potrebbero permettere di diminuire i moltiplicatori comunali. Le spese per la socialità e i servizi pubblici sarebbero inoltre assicurate a lungo termine per l’intera collettività.
Per il momento, al di là dell’aumento del moltiplicatore cantonale (legato al freno al disavanzo), non è stata presentata una proposta concreta verso una riforma fiscale specifica per le persone giuridiche. L’obiettivo a medio-lungo termine deve comunque essere quello di un aumento dei salari che potrebbe essere stimolato anche tramite una fiscalità bonus-malus graduale basata su criteri qualitativi e che tenga come riferimento i salari mediani nazionali. Su questo lavoreranno i Verdi e le Verdi nei prossimi mesi. In prospettiva questo ulteriore asse di intervento potrà permettere di costruire un substrato fiscale più equilibrato, ridurre i contributi sociali cantonali e quindi contribuire a ridurre le uscite statali.
Nel campo dei risparmi i e le Verdi ritengono che non ci siano margini di manovra per dei tagli draconiani. Ciò nonostante nel quadro della digitalizzazione dei servizi e dell’amministrazione e nella riorganizzazione di alcuni uffici o settori vi è comunque la possibilità di alcuni alleggerimenti sul medio e lungo termine. Questo tema sarà affrontato anche considerando gli esiti degli studi sull’analisi della spesa e il confronto intercantonale, disponibile entro fine anno.
Le proposte fiscali Verdi permetterebbero un netto aumento delle entrate fiscali dei comuni (>300 milioni) che potrebbero essere in parte neutralizzate (ad es. del 20%) facendo aumentare i contributi comunali in alcuni settori (ad es. nella socialità), sgravando quindi le uscite del Cantone.
Tra i risparmi possibili vi è sicuramente anche un ridimensionamento degli investimenti stradali in Ticino: non solo una scelta responsabile, ma necessaria per garantire un uso più efficiente delle risorse pubbliche. Continuare a espandere la capacità viaria — come nel caso dell’inutile circonvallazione Agno-Bioggio — non risolve il traffico: lo sposta, lo amplifica nel medio periodo e aumenta i costi di manutenzione futura. Al contrario, puntare su misure più leggere ed efficaci, come la sostituzione puntuale del costoso e deperibile fonoassorbente con zone a velocità ridotta, permette di migliorare realmente la qualità di vita nelle aree abitate, ridurre rumore e incidentalità, e liberare risorse per il potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità attiva. In un contesto finanziario già molto teso, tagliare il prossimo credito quadro stradale significa scegliere soluzioni che costano meno, funzionano meglio e rendono il nostro territorio più sicuro e sostenibile.
Gli strumenti proposti per realizzarlo
- interrogazione sulla situazione finanziaria del Canton Ticino alla lente con l’analisi di debito, spesa ed entrate dalla Confederazione (interrogazione Verdi)
- aumento progressivo delle aliquote fiscali sulla sostanza per i grandi patrimoni, leggera diminuzione delle aliquote per i piccoli patrimoni e rialzo della soglia esente d’imposta (iniziativa elaborata Verdi)
- aumento delle aliquote fiscali delle imposte sul reddito per i redditi elevati (mozione Verdi)
- aumento delle stime immobiliari al 75% del valore commerciale (mozione Verdi)
- introduzione di un’imposta sulle residenze secondarie (a cura del CdS in seguito all’eliminazione del valore locativo)
- leggero aumento delle tasse di successione (da finalizzare nei prossimi anni)
- piano di risparmi strutturali per 130 mio (digitalizzazione, riorganizzazioni, strade, comuni)
- togliere gli ammortamenti e oneri finanziari degli investimenti dal meccanismo del freno al disavanzo e aumento della soglia determinante al 5% (iniziativa elaborata Verdi)
- aumento degli investimenti nella protezione del clima e nell’adattamento ai mutamenti climatici (150 mio)
- per completare le entrate che mancano, seguendo il meccanismo del freno al disavanzo (modificato), aumento del moltiplicatore cantonale tra il 5 e l’10%.
- ottimizzazione a medio termine della perequazione finanziaria intercantonale e soprattutto delle entrate dalla Confederazione.
- introduzione a medio termine di una fiscalità bonus-malus delle persone giuridiche basata su criteri qualitativi (livello dei salari).
Verdi Ticino, 10.12.2025
[1] https://unia.ch/fileadmin/user_upload/Publikationen/Working_Paper_2021_Leconomia_ticinese_in_purgatorio_it_def.pdf
[2]https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1882896/soguel-stato-ticino-finanze-entrate-budget-puo-prestazioni-spesa-idheap