La retorica del nemico facile
Gli stranieri sono ormai il grande evergreen della politica udcista. Da anni vengono accusati di tutto — traffico, affitti alti, stipendi bassi — e ora anche di prosciugare le risorse della Svizzera.
I dipendenti pubblici sono un altro classico intramontabile. Nell’immaginario dell’UDC passano le giornate sorseggiando caffè, timbrando documenti con arrogante lentezza e vivendo alle spalle del “vero contribuente”. Una specie di fauna protetta dello Stato sociale, metà burocrate e metà panda. Poco importa se poi mandano avanti scuole, ospedali, trasporti e altri servizi pubblici.
Nel solco della sostenibilità, dopo anni passati a riciclare gli stessi nemici, l’UDC sembra aver iniziato pure a riciclare gli stessi numeri. Dieci milioni di abitanti sarebbero troppi. Dieci per cento di dipendenti pubblici in meno sarebbe necessario. In fondo, è la stessa logica dietro sia all’Iniziativa per una Svizzera da 10 milioni sia a quella per il taglio del 10% dei dipendenti pubblici. Due iniziative che affrontano problemi complessi con un nemico facile, lasciandosi dietro un grande caos.
La prima alimenta la solita guerra tra lavoratori, facendo credere che salari bassi, precarietà e crisi degli alloggi siano colpa degli stranieri invece che di dumping salariale, speculazione immobiliare e anni di politiche che hanno indebolito tutele e servizi pubblici. È il classico trucco del prestigiatore,mentre tutti guardano il muratore o l’infermiere, nessuno guarda chi abbassa i salari o incassa affitti sempre più alti. In più, l’iniziativa mette a rischio le misure di accompagnamento, cioè quegli strumenti che – pur con tutti i limiti del caso – provano a impedire che il mercato del lavoro diventiuna gara al ribasso. Paradossalmente poi il risultato sarà proprio un aumento della precarietà, dei lavoratori temporanei e del numero di frontalieri.
La seconda iniziativa, quella contro i dipendenti pubblici, segue la stessa logica. Dietro lo slogan del “10% in meno” non ci sono guadagni di efficienza, ma posti di lavoro tagliati, uffici chiusi, tempi più lunghi e personale spremuto. Così, il dipendente pubblico dipinto come fannullone finisce a fare il lavoro di tre persone, mentre i cittadini, se fortunati, scopriranno che ottenere un documento richiederà più tempo, se sfortunati, non avranno più accesso a certi servizi. Poco conta, perché quando lo Stato arretra, qualcuno intravede sempre nuove opportunità. Del resto, c’è chi davanti a un servizio pubblico vede un diritto e chi un potenziale mercato.
E mentre si alimentano divisioni tra lavoratori, tra pubblico e privato, tra svizzeri e non, restano intoccati proprio quei meccanismi che producono precarietà, salari stagnanti e servizi sotto pressione. Alla fine, dietro la retorica del nemico facile c’è soprattutto un grande favore a chi trae vantaggio da tutto ciò.
Giulia Petralli
Deputata in Gran Consiglio