Oltre l’esercizio contabile del preventivo
Gentile presidente e vicepresidenti,
Consigliera e consiglieri di stato, colleghe e colleghi
Vorrei vedere tutto il pathos di chi mi ha preceduto per le analisi delle conseguenze sulle entrate quando ad essere proposti sono gli sgravi alle persone benestanti o molto benestanti. Questo non succede, chissà perché.
A mio avviso, la rottura tra perseguimento di obiettivi elettoralistici e salute del paese l’abbiamo vissuta subito dopo al Covid con l’ultima tappa della riforma fiscale per le persone fisiche, dove sono state sdoganate proposte per permettere di sgravare le persone più benestanti, quelle che non sono in affanno, che meriterebbero di fare anche loro la propria parte per il bene della popolazione, del paese in cui vivono. E questo facendo credere che sarebbero state perfettamente sostenibili per i conti dello Stato.
È vero, il Ticino affronta da anni un contesto socio-economico complesso, segnato da bassi salari, dumping salariale e un’elevata concentrazione della ricchezza. La povertà risulta essere il doppio rispetto alla media nazionale e una parte significativa della popolazione può mantenere un tenore di vita dignitoso solo grazie alle misure sociali. Questi aiuti sostengono l’economia intera, non solo le persone che percepiscono gli aiuti, ma gravano in modo importante sulle finanze cantonali e comunali, riducendo la capacità di investimento.
Ma le casse non piangono perché la spesa pubblica ticinese è eccessiva o esplosa. Le valutazioni tecniche recenti ( lo Studio IDEHAP dello scorso anno ikl cui autore è stato invitato dal CdS prsentando il preventivo 2026, e dal recEnte studio sull’analisi della spesa del BAK, che in sistanza lo conferma) dimostrano invece che il Ticino ha contenuto la crescita della spesa più della maggior parte degli altri cantoni.
Il CdS ha lasciato che il Cantone perdesse competitività nell’attrarre i contributi della Confederazione e della perequazione intercantonale, oggi inferiori alla mediana svizzera. Se il Ticino avesse mantenuto almeno la media nazionale, negli ultimi vent’anni avrebbe potuto beneficiare di risorse aggiuntive di ben tra 4 e 6 miliardi, abbastanza per eliminare il deficit strutturale e ricostituire capitale proprio.
Se si considera il periodo dal 2003 al 2022, così da fare un raffronto con lo stesso periodo considerato per le precedenti considerazioni su debito e spesa del nostro cantone, il Ticino ha incassato quasi 4 miliardi in meno, ovvero 200 milioni all’anno, rispetto alla mediana dei contributi ricevuti dagli altri cantoni e quasi 6 miliardi in meno, ovvero 300 milioni all’anno se si considera invece la media.
Riteniamo che l’evoluzione dei contributi federali percepiti dal Ticino a confronto di quella dei contributi ricevuti da tutti gli altri cantoni, deve far riflettere il Governo, come d’altra parte il Parlamento, la Deputazione alle Camere e tutta la popolazione del nostro cantone, soprattutto in relazione all’analisi e all’interpretazione dell’attuale situazione finanziaria del Canton Ticino.
Alla luce di questi dati appare evidente che tutta la narrazione in corso, sulla presunta incapacità della politica di tenere sotto controllo la spesa dello Stato e subordinatamente il suo debito, deve essere rivista poiché non aderente alla realtà dei fatti.
Ma il governo, con la complicità del parlamento e delle bugie raccontate alla popolazione, si è privato di oltre 250 milioni di entrate annue, accecato dallo sforzo di mostrarsi abbastanza ricco per giustificare gli sgravi ai ceti superiori.
Non solo. Sollecitato da chi propugna l’idea della spesa fuori controllo, della bugia che siano possibili i tagli alle case anziani e agli invalidi, ai sussidi di cassa malati, fino al personale, proteggendo le popolazioni sensibili, il preventivo negli scorsi anni ha già colpito fasce vulnerabili della popolazione.
Per noi Verdi è chiaro
- che fatta la giusta diagnosi, occorra attivarsi senza scuse per invertire la rotta e ottenere maggiori contributi dalla Confederazione, come fanno altri Cantoni
- che sia inoltre necessario un temporaneo aumento delle entrate ( con liquote più progressive per i ceti benestanti) per far fronte agli impegni e alle necessità della popolazione, incluse l’applicazione delle due iniziative sui premi di cassa malati.
- che per gli investimenti virtuosi debbano esserci le risorse necessarie
- che misure a lungo termine di razionalizzazione siano possibili ma siano da fare con strategia a lungo termine, sfruttando la digitalizzazione.
Ma per questo preventivo riteniamo sia necessario limitarsi, come proposto nel rapporto di minoranza di PS e Verdi, ad
- applicare subito le iniziative popolari sui premi cassa malati, anche se in modo parziale, e finanziare il primo anno usando gli utili della BNS. Invece di abbellire i conti a consuntivo, inseriamo subito gli utili BNS (circa 80 milioni) per finanziare la transizione.
- ripristinare l’aliquota sulla sostanza ai livelli pre-2017:
- aumentare il valore di stima del 20%.
Una soluzione a favore del ceto medio e medio-basso e che chiede semplicemente un contributo di chi non è in affanno.
Un primo passo verso un Ticino Finalmente equo e sostenibile, che corregga gli errori del passato, promuovendo una politica finanziaria lungimirante, oltre l’esercizio contabile del preventivo
Perché siamo un Cantone che effettua da 20 anni, ossia dai tempi di Masoni e Morisoli, sgravi fiscali ai ceti abbienti e abbiamo visto in che situazione siamo finiti.