Salviamo gli ultimi spazi verdi: sì al controprogetto
Signor Presidente, consigliere di stato, colleghe e colleghi,
il tema che stiamo trattando va ben oltre una semplice iniziativa popolare. Discutiamo infatti del territorio che vogliamo lasciare alle prossime generazioni e della responsabilità che abbiamo nei confronti di uno dei beni più preziosi e limitati del nostro Cantone: il suolo.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una forte pressione edificatoria perlopiù scoordinata. Il territorio è stato in molte regioni letteralmente martoriato. Molti comparti verdi (agricoli o naturali) sono stati edificati sia per motivi abitativi che industriali o infrastrutturali. Le responsabilità di questo risultato, direi anche scempio, ricadono sulle maggioranze che hanno governato Cantone e comuni negli ultimi 50 anni. Tra queste non c’erano da nessuna parte i Verdi.
Oggi gli spazi aperti del Piano di Magadino, del Vedeggio, del Laveggio, del Gaggiolo e della Riviera rappresentano gli ultimi scampoli verdi dei fondovalle ticinesi. Essi non sono importanti soltanto per l’agricoltura, ma anche per il paesaggio, la biodiversità, il clima, la gestione delle acque e soprattutto la qualità di vita della popolazione.
Il rapporto di maggioranza riconosce pienamente la validità di questi obiettivi. Non a caso sia il Consiglio di Stato sia la maggioranza della Commissione condividono il principio della tutela degli spazi verdi di fondovalle. La questione non è dunque se proteggere questi spazi, ma come farlo in modo efficace, equilibrato e giuridicamente sostenibile.
Il controprogetto elaborato dalla Commissione rappresenta una soluzione convincente: mantiene intatto il nucleo dell’iniziativa, ma introduce una precisazione importante: la tutela e gli eventuali dezonamenti riguardano unicamente terreni non edificati in larga misura e non urbanizzati. In questo modo vengono salvaguardati gli ultimi spazi aperti realmente significativi, evitando nel contempo di compromettere investimenti pubblici già effettuati per l’urbanizzazione di determinati comparti. Questo compromesso permette di trasmettere pressoché intatti alle future generazioni i terreni attualmente liberi dei principali fondovalle del Cantone, tutelando nel contempo gli interessi pubblici coinvolti.
Vorrei ora soffermarmi su una critica che è stata sollevata più volte durante l’esame del dossier, citata anche nel rapporto di minoranza. Si sostiene che l’iniziativa e il controprogetto sarebbero ormai superflui poiché il Cantone e i Comuni stanno già applicando la scheda R6 del Piano direttore, che prevede il ridimensionamento delle zone edificabili sovradimensionate.
A nostro avviso questa lettura è sbagliata. La scheda R6 e l’iniziativa rispettivamente il controprogetto perseguono obiettivi diversi. La scheda R6 serve a verificare se le zone edificabili sono sovradimensionate rispetto ai bisogni previsti nei prossimi quindici anni. Se le zone edificabili di un comune risultano in eccedenza, esse devono essere ridotte. Ma gli spazi verdi di fondovalle non coincidono necessariamente con le zone edificabili in sovrannumero. Vi possono essere comparti in comuni perfettamente conformi ai criteri della scheda R6, quindi non sovradimensionati, che rappresentano tuttavia gli ultimi spazi aperti di valore paesaggistico e agricolo presenti in una determinata zona di pianura. Se ci limitassimo all’applicazione della R6, questi terreni potrebbero continuare ad essere edificabili e venire progressivamente consumati nel tempo. Per questo il controprogetto all’iniziativa spazi verdi non si sovrappone alla R6, ma la completa. La R6 affronta il tema quantitativo del dimensionamento delle zone edificabili; il controprogetto affronta invece il tema qualitativo della tutela degli ultimi spazi verdi. Si tratta quindi di due strumenti distinti ma complementari.
Gli stessi sostenitori del rapporto di minoranza che dichiarano l’iniziativa superflua o superata dai tempi a causa della presenza di altri strumenti come la scheda R6, sono poi gli stessi che vogliono indebolire questi stessi strumenti per poter edificare e cementificare maggiormente. Del resto il fatto che si vota solo oggi dopo 12 anni è proprio dovuto alle tattiche di rallentamneto di chi oggi si oppone.
Va infine sottolineato che ogni singolo PUC che uscirà dopo l’approvazione di questo controprogetto passerà in ogni caso di nuovo in Gran Consiglio per esere approvato. Quindi non approviamo alcuna cambiale in bianco. Si potranno discutere in quest’aula anche numerosi dettagli.
Colleghe e colleghi, quando un terreno verde viene cementificato, il processo è irreversibile. Non possiamo recuperare domani ciò che avremo perso oggi. Vi invito pertanto a sostenere il rapporto di maggioranza e ad approvare il controprogetto, per lasciare alle future generazioni qualche spazio verde anche sulle pianure. Vi ringrazio.