Intervento di Matteo Buzzi in Gran Consiglio sul rapporto di maggioranza

Grazie presidente, consiglieri di stato, colleghi e colleghe,

finalmente a ben 13 anni dal suo ormai obsoleto predecessore, il Piano Energetico e Climatico Cantonale è arrivato sui nostri banchi in piena crisi climatica. Questa estate l’abbiamo percepita tutti e tutte nella sua forza estrema e anche nella sua tragicità. Tragicità perché di mutamento climatico si muore, anche in Ticino. L’EOC ha censito questa estate ben 23 morti di caldo. Morti silenziose ma pur sempre numerose: si può stimare statisticamente che negli ultimi 23 anni le morti premature di caldo in Ticino sono state almeno 700.
Il mutamento climatico causato dall’uomo, quindi anche a causa delle insostenibili emissioni di gas serra ticinesi, ci ha mandato negli ultimi anni una salatissima fattura: alluvione in Vallemaggia, grandinate nel Locarnese e nel Mendrisiotto, siccità estrema, carenza d’acqua, incendi, riduzione della produzione idroelettrica estiva, diminuzione della produzione agricola, e potrei continuare questo triste bollettino di guerra, complessivamente si possono stimare 500-600 milioni di danni in poco più di 3 anni. Questa è emergenza climatica. In un atto parlamentare a giusta ragione l’abbiamo chiesta.
Anche per questo il Piano aggiunge come chiesto con un’altra nostra mozione la seconda C, ovvero la componente climatica, sia per considerare l’obiettivo necessario della neutralità climatica per proteggere il clima e limitare il surriscaldamento climatico globale che per considerare le necessarie misure di adattamento al clima già irreversibilmente cambiato.
E’ evidente che gli sforzi per la protezione del clima devono essere globali ma prima di puntare il dito contro qualche paese estero è fondamentale che la nostra parte per raggiungere l’obiettivo sia effettivamente fatta. Se si considerano tutti i consumi la Svizzera rimane tra i 20-25 paesi con le emissioni pro capite più elevate al mondo. La domanda che dobbiamo porci quindi è solo una: vogliamo dare il nostro contributo affinché il riscaldamento globale rimanga entro limiti accettabili? Oggi bisogna decidere da che parte stare. Se stare dalla parte del benessere dei nostri figli o nipoti e pensare in prospettiva oppure fossilizzarci letteralmente in uno status quo molto costoso e rischioso non solo per i danni climatici che aumenteranno, ma anche a causa dei gravosi costi energetici legati alla nostra dipendenza dai combustibili fossili. Fonti eneregtiche ormai in balia della geopolitica internazionale e dei capricci di dittatori, autocrati o criminali di guerra. Lo vediamo anche in queste settimane con i costi di benzina e gasolio alle stelle a causa della nostra dipendenza. Il costo della corrente elettrica nonostante la guerra in medio-oriente è rimasto invece stabile o è diminuito, proprio grazie al tanto demonizzato fotovoltaico.
Ora mettetevi al posto dei vostri figli o nipoti, siamo nel 2075, e osservando il clima che stanno vivendo, guarderanno il video della seduta o leggeranno il verbale, e potranno giudicare le vostre scelte di oggi.
Per capirci concretamente ho fatto per voi un esercizio teorico di proiezione globale delle scelte che abbiamo oggi sul tavolo. Le scelte di oggi avranno infatti delle inevitabili conseguenze sul nostro clima di domani. Prendete questo esercizio in termini indicativi e non assoluti, le variabili sono molte ma gli aspetti relativi sono interessanti. Sul tavolo abbiamo sostanzialmente 4 scenari:

  • lo scenario dei Verdi: implementare tutti gli strumenti necessari per raggiungere la decarbonizzazione entro 2040, questo considera anche le responsabilità storiche.
  • lo scenario del CdS: decarbonizzazione entro 2050, ma mancanza di strumenti e mezzi finanziari (compresa la solo parziale responsabilità storica ereditata dalle scelte nazionali)
  • lo scenario del rapporto di maggioranza con gli emendamenti: si mantiene l’obiettivo della neutralità nel 2050 ma si tolgono alcuni strumenti per raggiungerlo, bisognerà intervenire strada facendo con improbabili misure più incisive per riacciuffare la neutralità climatica nel 2050, un po una fregatura perché con gli emendamenti del PLR potrebbe portarci diritto verso gli scenari peggiori.
  • lo scenario dell’UDC con il suo rapporto di minoranza: rigettare il piano, negare l’evidenza perdere ulteriori anni e quindi non raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050.

Cosa significano questi scenari proiettati a livello globale e poi declinati a livello di consizioni climatiche in Ticino? Lo vediamo nelle due schermate che vi presento adesso
Ogni scelta che abbiamo su questi tavoli se proiettata a livello globale ha delle conseguenze concrete sulle condizioni climatiche globali, in svizzera e quindi anche in Ticino. I dati si riferiscono a Lugano e Locarno. Questi dati mi preoccupano molto, sono legati solo alla temperatura, avrei potuto estendere l’analisi alle piogge o alla siccità, ma la sostanza non cambia. Ora tocca voi scegliere se è più importante il benessere dei vostri figli e nipoti o qualche blando obbligo riguardante il fotovoltaico o i riscaldamenti fossili negli edifici esistenti già frutto di un compromesso. Di alternative alle prescrizioni legislative non ne ho sentite, del resto quando bisognava aumentare gli incentivi del credito quadro sulla decarbonizzazione o sul fondo FER non si sono voluti concedere più finanziamenti per puntare maggiormente sugli incentivi. Quindi le alternative non ci sono, semplicemente si vuole procrastinare lo status quo.
Contrariamente a quello che si potrebbe dedurre ascoltando alcuni interventi, che sottolineano un presunto aspetto ambizioso di questo piano proposto dal Consiglio di Stato, va detto chiaramente questo non è il nostro PECC, l’abbiamo espresso in modo chiaro in consultazione, in conferenza stampa e in commissione. Per considerare le responsabilità storiche della Svizzera gli obiettivi vanno raggiunti entro il 2040. Questo implica in particolare sfruttare maggiormente il potenziale del fotovoltaico Il potenziale del fotovoltaico in Ticino è maggiore di 3500 GWh, si può e si deve poter arrivare a 2400 GWh anche per aggiungere 300 GWh in più di fotovoltaico invernale. Il PECC del Consiglio di Stato e a maggior ragione quello del rapporto di maggioranza, non ci permette di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e di fare la nostra parte per rimanere al di sotto dei 2°C.
Purtroppo solo una piccola minoranza ci avrebbe seguiti nel nostro scenario responsabile. Gli emendamenti peggiorativi al messaggio del Consiglio di Stato ma pure al rapporto di maggioranza purtroppo lo certificano. Lo dico in modo chiaro: in questo disastroso contesto politico non ci sono i numeri per fare la nostra parte in modo da rimanere al di sotto dei 2 gradi di riscaldamento globale. Per non indebolire ulteriormente il compromesso commissionale, abbiamo quindi con notevole pragmatismo ma anche con grande rammarico rinunciato a presentare un rapporto di minoranza.
Due parole infine anche sull’adattamento al mutamento climatico. L’abbiamo visto negli ultimi anni, ormai il clima è già cambiato, volenti o nolenti bisogna fare un grande sforzo di adattamento. Anche qui siamo impreparati e ilPECC è piuttosto vago in questo ambito senza un piano concreto approfondito e delle misure precise. Bisogna assolutamente accelerare e fare di più subito. In questo senso è da leggere il nostro emendamento per allestire subito un piano a 360 gradi.
Concludo invidiandovi a guardare negli occhi i vostri figli e nipoti, tenere presente gli scenari che vi ho presentato, e in coscienza dir loro “io la mia parte in Ticino l’ho fatta votando così in Gran Consiglio”. Invito quindi tutti e tutte ad approvare il rapporto di maggioranza con gli emendamenti migliorativi che abbiamo proposto sia alla Legge Energia che all decreto legislativo. Bisogna assolutamente riportare il rapporto di maggioranza verso i valori climatici meno preoccupanti del messaggio del Consiglio di Stato.
Su alcuni aspetti più puntuali ed energetici menzionati negli interventi dei vari gruppi che mi hanno preceduto mi esprimerò in replica o nel quadro della discussione sugli emendamenti.

Intervento di Matteo Buzzi sugli emendamenti al disegno legislativo

Emendamento 1 e 2  al disegno di decreto legislativo annesso al rapporto di maggioranza
Lo Stoccaggio stagionale fondamentale
Nonostante lo sviluppo previsto del fotovoltaico e di altre fonti di energia rinnovabile rimane un deficit energetico invernale. La produzione estiva se in parte stoccata sarebbe però più che sufficiente per colmare questa necessità. I progetti pilota nel campo della produzione di idrogeno e gas sintetici per lo stoccaggio degli esuberi estivi di energia rinnovabile principalmente fotovoltaica (Power2X) devono quindi essere intensificati ed accelerati anche per dare un vantaggio tecnologico al Ticino (anche nel senso delle mozioni 1649 e 1711 evase con il messaggio sul PECC). Il credito per progetti pilota riteniamo quindi che debba essere aumentato per permettere più progetti o progetti più rapidi in modo di arrivare al più presto possibile a definire le opzioni più interessanti per il Ticino a livello energetico, tecnico e finanziario. 

Adattamento al mutamento climatico va accelerato
L’adattamento ai mutamenti climatici, sia in termini di condizioni medie (2.9 gradi di aumento della temperatura dall’era pre-industriale in Ticino) che di eventi estremi più frequenti ed intensi appare sempre più come assolutamente imprescindibile:

  • le ondate di canicola estreme sono sempre più frequenti – ne abbiamo avuto un assaggio questa estate, con effetti sanitari rilevanti e l’impossibilità di garantire condizioni accettabili in molti edifici pubblici.
  • le precipitazioni sono sempre più intense e frequenti
  • i periodi di siccità sono più intensi e dannosi

L’adattamento al mutamento climatico deve quindi essere accelerato. Al fatto che il PEC sia stato trasformato in PECC, ovvero che si tratta ora anche di un piano climatico e non esclusivamente di un piano energetico, (come proposto nella mozione dei Verdi  M1682), va corrisposto anche un progetto prioritario verso un vero e proprio piano di adattamento del Ticino al mutamento climatico ormai già avvenuto e che irreversibilmente avverrà ancora in parte in futuro.  Il Ticino è impreparato: le tragiche alluvioni della Valle Maggia e del Moesano, le grandinate nel Locarnese e nel Mendrisiotto, come pure l’estate da record 2026 lo dimostrano. Non possiamo attendere altri anni o decenni per prendere in mano con piglio l’adattamento al clima che cambia ed è già cambiato. Il rischio di essere nuovamente superati dagli eventi è concreto. Va quindi previsto subito un credito per allestire sulla base degli ultimi scenari climatici un piano di adattamento multidisciplinare a 360 gradi con le relative tempistiche di azione che pianifichi misure di protezione, adattamento delle infrastrutture, degli edifici pubblici, degli edifici privati, delle zone urbane, delle aree boschive (in particolare quelle di protezione) e delle nostre valli e delle strategie sanitarie. Il piano sarà da coordinare nel quadro della Piattaforma Adattamenti Climatici PACl che va quindi attivata da subito.
Nello specifico nel campo X.1.1 “Realizzazione di progetti pilota” l’ammontare va quindi aumentato da 500’000.- a 1’500’000.-, mentre nel campo A.1.1-A1.2 “Elaborazione di un piano dettagliato e multidisciplinare di adattamento al mutamento climatico del Ticino” va inserito un ammontare di 500’000 da stanziare subito per far partire tutti i lavori di allestimento del piano. Nei vari settori saranno poi necessari crediti specifici che seguiranno. 
Per poter dare una possibilità di scelta al Gran Consiglio presentiamo queste proposte con 2 varianti dell’emendamento:

  • Solo un aumento del credito per un piano di adattamento al mutamento climatico
  • L’aumento del credito sia per per un piano di di adattamento al mutamento climatico che per aumentare la dotazione finanziaria per i progetti pilota di stoccaggio energetico stagionale.

Sulla base di queste considerazioni chiediamo alternativamente che il disegno di decreto legislativo sia modificato come segue

Intervento di Matteo Buzzi sugli emendamenti alla Legge Energia

Faccio una breve premessa.

 Per far fronte alla crisi climatica tutti i Paesi o i Cantoni devono fare la loro parte, anche il Ticino. Non possiamo pretendere da altri di fare qualcosa per limitare la crisi climatica se noi non facciamo la nostra parte. Le nostre emissioni pro capite storiche e attuali e dannose per il clima sono una chiara testimonianza della nostra corresponsabilità. Quindi bisogna scegliere con consapevolezza quale è lo scenario climatico che vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Ogni peggioramento del rapporto di maggioranza se proiettato a livello globale è un ulteriore un passo verso scenari climatici peggiori e un allontanamento dall`obiettivo di limitare il surriscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi. Con tutte le conseguenze che questo comporta e che alcuni qui in aula sembrano sottovalutare. Non posssiamo mettere la testa sotto la sabbia e ignorare cosa significherebbe vivere in Ticino in un mondo ad esempio +3C. Alcuni dati ve li ho presentati ieri. Non mi stancherò di ribadirlo ogni volta che sarà necessario. Quel menefreghismo mostrato in parte ieri e che riaffiorerà oggi con gli emendamenti è alquanto scioccante. Dobbiamo assolutamente evitare che il PECC rimanga sulla solo carta. Molti emendamenti del PLR e dell’UDC vanno in questa direzione.

Nel merito il primo emendamento riguarda l’articolo 5b, capoverso 2, lettera c
Per poter raggiungere gli obiettivi di installazione del fotovoltaico definiti nel PECC e approvato ieri (ovvero 1500 GWh nel 2050) è fondamentale poter sfruttare il più velocemente possibile le superfici grandi rappresenatte dai grandi edifici esistenti. L’installazione su grandi superfici è quella economicamente più interessante in quanto tramite una vantaggiosa economia di scala si minimizzano i costi rispetto ad edifici con superfici inferiori. Visto che il tasso di costruzione di nuovi edifici di tali dimensioni è in generale piuttosto ridotto in Ticino (l’obbligo per i nuovi edifici è già definito nella legge federale) è quindi importante poter sfruttare il più velocemente possibile gli edifici esistenti. Si propone quindi di riprendere l’anno definito dal Consiglio di Stato e quindi calibrato sulla strategia del PECC stesso. Essa prevede che tutti gli edifici di una certa dimensione (>300m2) siano dotati di un impianto fotovoltaico a partire dal 2040.
Come ho già ripetuto ieri il fotovoltaico è una storia di successo. Nel 2026 ha già coperto il 19% dei nostri consumi elettrici. Ovviamnete biosgna gestire la variabilità e l`assenza di produzione notturna. Le soluzioni sia per lo stoccaggio giornaliero che per la gestione della rete già ci sono, e i relativi costi delle tecnologie necessarie sono in caduta libera. Gli impianti fotovoltaici sono per la stragrande maggioranza dei casi ammortizzati entro 10-15 anni producendo gratuitamente per 10 o 15 anni. Non vedo perchè obbligare alcuni proprietari a guadagnare possa essere problematico. 
La corsa al fotovoltaico l`abbiamo vista durante i mesi successivi alla guerra in Ucraina. Qui i guadagni di un impianto fotovoltaico con prezzi della corrente oltre i 30 centesimi al kWh erano massicci con recupero degli investimenti in pochi anni. Non possiamo però attendere solo sistuazioni eccezionali come questa per fare la transizione e aumentare velocemente la nostra superficie produttiva. Ritengo ragionevole insistere anche se il margine di guadagno è minore, ma pur sempre di guadagno si parla. Saremo quindi pronti per la prossima crisi che non tarderà ad arrivare.
Su una casa monofamigliare o plurifamigliare in media un impianto fotovoltaico produce a 12 cts/kWh, 17-22 cts/kWh con una batteria di accumulo. Su un grande capannone tra 8 e 12 cts/kWh. Ricordo che i costi della corrente presi dalla rete sono attualmente dell`ordine dei 25-30 cts/kWh. Va inoltre evidenziato che la forte produzione estiva di rinnovabile permette ad industrie che acquistano sul mercato in certe ore del giorno anche a prezzi stracciati. La differente evoluzione dei prezzi tra elettricità e fonti fosili questa estate lo dimostra.
Per l’articolo 5b vi chiediamo quindi di riprendere la formulazione del Consiglio di Stato con l’anno 2040. Per contro ritiriamo l›altro emendamento (il n2) che anticipava l’anno al 2035.

Il secondo emendamento riguarda l`articolo 10a cpv 2 e 3
Anche qui per poter raggiungere gli obiettivi strategici definiti dal PECC e approvati ieri, in particolare per quanto riguarda il raggiungimento della neutralità climatica, ovvero della riduzione delle emissioni dannose per il clima è importante definire una data entro la quale nell’ambito dei riscaldamenti questo obiettivo possa essere raggiunto. Il settore degli edifici è quello in cui si ha attualmente la velocità maggiore di transizione energetica e le tecnologie a disposizione sono già ampiamente funzionali e disponibili e a costi concorrenziali. Considerato l’attuale tasso di sostituzione delle caldaie a fonte energetica ancora fossile si può stimare che la percentuale di situazioni rimanenti di questo tipo saranno ben poche già nel 2040. Considerato che la transizione energetica in altri settori è più complicata, come ad esempio nella mobilità o nell’efficienza della produzione alimentare, è fondamentale poter andare più velocemente proprio laddove non ci sono problemi strutturali di carattere tecnico o finanziario. Lo stralcio della data come pure l` esplicita menzione di deroghe non è quindi giustificata e toglierebbe degli strumenti importanti al PECC, impedendo il raggiungimento degli obiettivi definiti. 
Anche per quanto riguarda questo articolo per facilitare il voto eventuale ritiriamo il secondo emendamento quello con la versione Verdi (il nostro n4).

Concludo invitandovi quindi a tener presente gli scenari che vi ho presentato ieri e a decidere di migliorare lo scenario climatico che regaleremo ai nostri figli e nipoti approvando gli emendamenti all’artico 5b e 10a che ripropongono la versione della legge energia proposta dal Consiglio di Stato.