Beni culturali: mettere al centro l’interesse collettivo
Grazie presidente, consigliere di Stato, colleghi e colleghe,
I beni culturali rappresentano la memoria storica e l’identità di una comunità. Essi raccontano la storia delle generazioni che hanno costruito e trasformato il territorio nel corso del tempo. Proteggerli significa conservare le nostre radici e trasmettere alle future generazioni la conoscenza del passato. Investire nella tutela dei beni culturali significa quindi investire nel futuro della nostra comunità. Proprio per questo l`iniziativa popolare «un futuro per il nostro passato è stata sottoscritta da quasi 15’000 cittadini e cittadine ticinesi.
Il messaggio del Consiglio di Stato e la relativa revisione della legge sui beni culturali si prefigge di rendere più efficace l’attività di tutela e di valorizzazione del patrimonio monumentale esistente sul territorio cantonale. Siamo quindi particolarmente soddisfatti che finalmente questa revisione sia arrivata in Parlamento dopo un iter alquanto tortuoso in commissione lungo praticamente due legislature dalla presentazione del messaggio quasi tre dall`inoltro dell`iniziativa.
L`evasione piuttosto lenta è in parte dovuta ad una scelta per certi versi azzardata del Consiglio di Stato che ha voluto combinare nella revisione una iniziativa popolare, diverse mozioni o iniziative nonché altri adattamenti. Questo non ha facilitato il lavoro commissionale anche perché una parte della commissione, quella più vicina agli interessi immobiliari e dei proprietari di immobili, ha sempre ritenuto eccessive alcune proposte del CdS in generale e alcune posizioni della STAN in particolare. La STAN da esperta in materia si è voluta legittimamente esprimere anche su alcuni aspetti non toccati direttamente dalla sua iniziativa popolare. Il tentativo di peggiorare alcuni articoli già presenti nella legge attuale ha suscitato comprensibili discussioni e diversi scambi sia con il Consiglio di Stato che con la STAN stessa.
In tutto questo percorso commissionale era papabile la tensione tra la necessità condivisa di proteggere e mantenere al meglio i beni culturali ticinesi da un lato e il desiderio di ridurre al minimo l`impatto soprattutto finanziario sui proprietari privati dall’altro. I due interessi in un contesto finanziario difficile non sono sempre conciliabili. Come già su altre tematiche osserviamo nuovamente lo scontro tra interessi privati e interessi collettivi.
Il progetto di legge allegato al rapporto commissionale è quindi il frutto di un articolato compromesso che complessivamente può essere ritenuto abbastanza equilibrato fatta eccezione per una questione di fondo importante legata alla forza finanziaria dei proprietari e di un dettaglio di tempistica in caso di ritrovamenti archeologici. Questi due elementi ci hanno portato a firmare con riserva e a presentare con il collega Noi due emendamenti.
La modifica dell’art. 9 nel disegno di legge del rapporto commissionale sostituisce il criterio della “capacità economica” del richiedente con quello dell’“impossibilità di finanziamento con mezzi propri o di terzi”. In questo modo, la disponibilità finanziaria non verrebbe più considerata per ridurre il sussidio ai proprietari economicamente forti, ma solo per aumentarlo a favore di chi non dispone di mezzi sufficienti. Ciò rischia di attribuire contributi pubblici anche a soggetti con ingenti risorse finanziarie che non ne hanno un oggettivo bisogno, come dimostra il caso Ofima, il cui sussidio per il restauro della sede di Locarno era stato ridotto dal Consiglio di Stato e ulteriormente dal Gran Consiglio proprio in ragione della loro elevata capacità economica. La soppressione di questo criterio penalizza invece enti con risorse limitate, quali parrocchie e patriziati, e può generare una disparità di trattamento tra richiedenti. Tale scelta appare inoltre in contrasto con il principio di uguaglianza e con la legislazione federale sui sussidi, che considera la capacità economica tra i criteri rilevanti. Coerentemente con la decisione presa sull`immobile di OFIMA, riteniamo quindi che si debba ritornare sulla formulazione del Consiglio di Stato.
Per quanto riguarda invece i ritrovamenti archeologici in zone al di fuori dei perimetri archeologici definiti riteniamo utile dare maggiore flessibilità e allungare il periodo non soggetto a risarcimenti. La pressione finanziaria sull`ente pubblico non deve avere delle conseguenze sula catalogazione rigorosa e la valutazione dettagliata e professionale dei reperti.
Sulla base di queste considerazioni vi invitiamo ad approvare il rapporto e i due emendamenti abbiamo presentato.