Preventivo 2026 del dipartimento del territorio: necessari maggiori investimenti
Grazie presidente, consigliere di stato, colleghi e colleghe,
Il preventivo del DT perlomeno per quanto riguarda le spese si inserisce molto bene nel solco della strategia di risparmio dettata dal consiglio di Stato. Come già ben espresso dalla collega Samantha Bourgoin, se la diagnosi dell’esplosione della spesa è sbagliata, anche le scelte di taglio potrebbero non essere appropriate, in particolare se riducono il margine di progettualità.
Questa nostra riflessione generale possiamo declinarla nel campo della mobilità. Dopo il potenziamento infrastrutturale ottenuto con il tunnel di base del Ceneri e tutti gli adeguamenti a cascata che ne sono seguiti anche sulle reti di bus, si è raccolto un aumento dei passeggeri: nel 2024 abbiamo ad esempio registrato un +6.1 % sui treni e +3.7% sui bus. Questo ha permesso però solamente di stabilizzare o di leggermente diminuire il traffico individuale motorizzato.
Per ridurlo significativamente durante le ore di punta è necessaria una ulteriore offensiva. Non si può quindi dormire sugli allori e rischiare di sacrificare sull’altare dei risparmi la pianificazione strategica del futuro, a maggior ragione se nel campo stradale invece si insiste per delle scelte controproducenti e contraddittorie. Qui mi riferisco ad esempio agli aumenti di capacità con il Polume a sud di Lugano. Il ridimensionamento di alcune linee di TP nelle zone periferiche senza dare una alternativa e la riduzione dei km percorsi dal traporto pubblico presente nel preventivo sono dei segnali in controtendenza che ci preoccupano. Secondo noi bisogna invece puntare senza indugi al prossimo salto di qualità. Noi suggeriamo tre piste: la prima riguarda l`attrattiva finanziaria del mezzo di trasporto pubblico, la seconda la politica di mobilità aziendale e la terza è l`aumento delle frequenze e delle capacità di trasporto.
I prezzi degli abbonamenti Arcobaleno devono secondo noi essere più attrattivi: una riduzione di almeno il 25% si impone. Dopo la bocciatura in votazione della tassa di collegamento il tema della mobilità aziendale sembra essere abbandonato a se stesso. Il potenziale di ottimizzazione degli spostamenti rimane però elevato: qui bisogna osare di più, dando in dotazione maggiori risorse di personale e magari adottare qualche mossa di carattere legislativo che tocca le aziende più grandi. Infine riteniamo fondamentale aumentare più velocemente le frequenze e le capacità nelle linee urbane e tra i centri urbani. In questo senso si inserisce il nostro emendamento per il settore mobilità.
Passando agli investimenti, rimaniamo convinti che si debbano aumentare massicciamente. Salutiamo quindi positivamente il seppur timido aumento di 26 milioni rispetto al preventivo 2025. Il riavvicinamento al consuntivo 2023, corrisponde nella sostanza al nostro emendamento fatto un anno fa in sede di preventivo 2025, purtroppo ampiamente bocciato da questo Gran Consiglio. Ci rallegriamo quindi che il Consiglio di Stato con un anno di ritardo abbia voluto seguire la strada da noi suggerita. Questo però non basta. Mantenere e non ridurre gli investimenti è solo il primo passo a cui deve seguirne necessariamente un secondo, quello dell’aumento. Siamo consapevoli che il freno al disavanzo rallenta indirettamente anche gli investimenti a causa del loro impatto sul bilancio in termini di ammortamento e oneri finanziari. I margini di manovra sono ridotti. Per questo riteniamo che vada fatta una seria riflessione riguardo ad una modifica del calcolo dei limiti del freno al disavanzo, in modo da sganciarlo completamente dagli investimenti. Una proposta in questo senso l`abbiamo presentata con un atto parlamentare.
Dicevo che non basta mantenere l`attuale livello di investimenti. Noi riteniamo che si debba fare un ulteriore salto di qualità, in particolare in tre ambiti secondo noi fondamentali: nella transizione energetica, nell’adattamento al mutamento climatico e nella promozione della biodiversità.
Nella transizione energetica gli investimenti devono essere maggiori se si vuole perlomeno raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050. L’abbiamo già ripetuto più volte sia quando si è parlato del credito quadro che quando si è parlato del fondo FER. La necessità rimane valida e deve quindi riflettersi negli investimenti del DT.
Il mutamento climatico è reale e effettivo. Gli eventi estremi sono già aumentati e le loro conseguenze le abbiamo drammaticamente sperimentate anche alle nostre latitudini. Coscienti che lo scenario più favorevole, quello dell’accordo di Parigi per intenderci, sia ormai già un miraggio a causa delle maggioranze che hanno governato in quasi tutti i paesi a livello mondiale, bisogna ora focalizzarsi anche sull’adattamento ai mutamenti climatici. Qui pur avendo a disposizione scenari climatici piuttosto chiari, ci sembra che si navighi a vista e senza un vero piano integrato a 360°, senza priorità e obiettivi intermedi chiari. Qui la riluttanza verso un aumento degli investimenti pesa parecchio.
Infine i servizi ecosistemici forniti dalla biodiversità vanno maggiormente valorizzati aumentando le superfici di intervento.
Per coprire meglio gli investimenti in questi tre settori abbiamo presentato due emendamenti che chiedono complessivamente un incremento degli investimenti di una trentina di milioni.
Vi invitiamo quindi ad approvare i nostri emendamenti riguardanti le voci di spesa e di investimento del DT. Grazie